25 Dicembre 1988 (Natale) – Gesù, Maestro di vita

25 Dicembre 1988 (Natale)

Discorso Divino di Bhagavan Sri Sathya Sai Baba

GESU’ MAESTRO DI VITA

I Musulmani Lo invocano nominandoLo Allah;
i devoti Cristiani Lo pregano chiamandoLo Jahvè;
i Vishnuiti Lo invocano come Vishnu dagli occhi di Loto;
gli Shivaiti lo chiamano Shambhu.
Ma Colui che dà gioia, delizia, prosperità e vantaggi, insomma tutto quanto l’uomo va cercando, è l’Unico Dio.
SentiteLo con piena convinzione nelle profondità del vostro cuore.
Vera devozione è il coltivare la purezza del cuore e compiere azioni benefiche.
Rendersi utili agli altri è un atto di penitenza.
Non dimenticate queste buone parole di verità!

Incarnazioni del Divino Amore!
Visione atmica

[1] È il Principio dell’Atma o Essenza Divina che permette alle persone di vedere la Divinità e Dio in ogni tempo, in ogni istante, in ogni azione, cioè in ogni cosa che fanno, in ogni particella o atomo della Creazione e del mondo.

Uomo e mente

[2] Vi è un altro nome per definire l’uomo, ed è “mente”. Infatti, solo chi possiede una mente può chiamarsi uomo; al contrario, senza mente non si è uomini. L’obiettivo fondamentale dell’uomo è quello di riconoscere con chiarezza la natura della mente. Nella mente dimorano tutte le arti e la creazione intera. Solo nella mente gli uomini possono trovare la loro giusta collocazione. La mente è il trono dove può assidersi l’Amore ed è sovrana di tutte le gioie e di tutti i dolori. Quando la vostra mente sarà colma di pensieri santi, potrete chiamarvi uomini.

Manava

[3] Ciascuno dovrebbe riflettere per conto proprio sullo scopo principale della vita. La meta, lo scopo, la ragione e l’oggetto della vita sono insiti nella parola manava, uomo. Può chiamarsi uomo chi è libero dall’ignoranza. Ecco il significato di manava.

Il corpo-abito

[4] Vivere sotto l’illusione di essere il corpo e riporre ogni fiducia in esso è autentica ignoranza, mentre la saggezza consiste nel pensare in questi termini: “Io sono lo Spirito Interiore”, “Io non sono il corpo”, “Io sono essenzialmente Colui che dimora all’interno del mio corpo”. Il corpo umano non è altro che un abito indossato temporaneamente da questo “Residente Interiore”. Se il corpo è come un vestito, non ha senso identificarsi con esso. A noi interessa la persona che indossa questo “abito corporeo”. Poiché l’uomo si identifica con il corpo che immagina di essere, i suoi condizionamenti sono l’“ego”, il senso di possesso e le apparenze.

Ego fossile

[5] Per innumerevoli nascite questi sentimenti hanno dominato l’uomo ed è a causa dell’“ego” e delle qualità negative che l’uomo non è riuscito a riconoscere la sua vera natura. Non è possibile liberarsi da questa fossilizzazione dell’“ego”; da questo oppressore non ci si svincola né con la ripetizione del Nome, né con la penitenza, né col canto devozionale. La preghiera, il canto e le altre pratiche spirituali non sono che una piccola parte dell’Amore, il quale si distingue per una sua propria fisionomia. Con queste pratiche spirituali potrete raggiungere vari livelli, ma non quello del Sé.

Il corpo adoratore

[6] L’uomo deve impiegare tutte le sue membra per compiere buone azioni e per santificare la sua stessa vita, dedicandosi ad attività utili alla società. Tukaram disse: “O Rama, sono menomato”. E spiegò così il motivo di questa affermazione: “Tutti gli arti del corpo hanno per scopo quello di servirTi. Ma se essi non vengono utilizzati per svolgere del lavoro utile e per essere di aiuto agli altri, sono un autentico spreco. Io ho gli occhi, ma non sono stato capace di vederTi: così è come se fossi cieco. Ho le orecchie, ma non ho udito la Tua voce melodiosa: è come se fossi sordo. Ho mani, ma non le uso per aiutarTi: è come se fossi mutilato. Ho una lingua ma non me ne servo per farvi danzare il Tuo Nome: perciò, è come se fossi muto”. Quando un uomo, nella sua adorazione di Dio, si serve di tutte le membra, le santifica.

Presunzione e stima

[7] Fra gli uomini si riscontrano due caratteristiche: la prima, abbastanza diffusa, è l’illudersi di essere virtuoso e di possedere tutte le doti migliori. La seconda, piuttosto rara, è la capacità di riconoscere negli altri le buone qualità, i loro meriti, i loro talenti, le loro bravure e la capacità di apprezzare i loro ideali. Gesù apparteneva alla seconda categoria: Egli riconosceva tutte le virtù e gli ideali negli altri e non si limitava a questo, ma le metteva in pratica, proponendosi poi come modello.

Nascita di Gesù

[8] Duemila anni fa, in una regione chiamata Palestina, nel villaggio di Nazareth, vivevano Maria e Giuseppe. Era inverno. L’imperatore regnante aveva emanato una legge, secondo la quale ogni nato doveva essere registrato ai fini di un censimento. Perciò, le popolazioni delle regioni limitrofe si recarono a Betlemme per farsi censire. Anche Maria e Giuseppe dovettero andarci, per lo stesso motivo. Maria era al nono mese di gravidanza.

Per alleviarle le fatiche, Giuseppe le aveva trovato un asino, affinché lo cavalcasse durante il gravoso viaggio. Ma, giunti a Betlemme, non trovarono alcun alloggio. Il custode di una capanna, vedendo la stanchezza di Maria, indicò loro una stalla, dicendo loro che avrebbero potuto prendervi rifugio, anche perché non c’erano altri posti.

Era la notte tra il 24 e il 25 Dicembre. Maria diede alla luce il bimbo fra la mezzanotte e l’una. Non c’era alcun agio che rendesse più confortevole quella nascita. Nella stalla c’era una gerla utilizzata per il foraggio degli animali. Maria prese del fieno, la riempì, vi stese sopra un panno bianco e vi posò sopra il neonato.

Devozione di Maria

[9] Quand’ebbero registrato l’infante, fecero ritorno a Nazareth. Maria allevava il bambino con grande amore e dedizione: era una grande devota di Dio. Fin dai primi teneri anni di Gesù, era solita raccontare storie che suscitavano devozione, buone qualità e virtù. Gesù, giorno dopo giorno, crebbe fino a diventare un adolescente.

Gesù perso e ritrovato

[10] Il suo XII° anno di età coincise con una grande festa che si celebrava presso gli Ebrei (51). Maria e Giuseppe vollero parteciparvi. Gerusalemme era così affollata che la gente a stento riusciva a spostarsi da un luogo all’altro. Travolti da quella confusione, Maria e Giuseppe dimenticarono per un momento Gesù e, quando se ne resero conto, non riuscirono più a rintracciarlo. Preoccupati, incominciarono a percorrere ogni viottolo, chiedendo conto del figlio a tutti quelli che incontravano. Erano addolorati e si sentirono smarriti. Del ragazzo, nessuna traccia.

A questo punto si disperarono. Con l’angoscia nel cuore, fecero un ultimo tentativo di ricerca, entrando nel tempio. Gesù era là, seduto in prima fila, attento agli insegnamenti dei sacerdoti. Appena Maria vide il figlio, fu presa da un sentimento di gioia mista a rammarico. Lo abbracciò e gli disse: “Figliolo, avresti dovuto avvertirci. Ti abbiamo cercato dappertutto! Pensa a quanti problemi ci hai creato!”. “Che c’è, mamma?”, fu la prima risposta di Gesù. “Che motivo hai di spaventarti se sono con il Padre, il mio vero Padre e non altrove?”.

Coscienza di Gesù

[11] Se osservate attentamente questo episodio, risulta chiaro che Gesù era cosciente dell’esistenza di un solo Dio e di essere figlio di quell’Unico Dio.

Giovinezza di Gesù

[12] Al termine delle celebrazioni, fecero ritorno al villaggio natio. E, da quel momento, Gesù si mise a servizio di suo padre nella professione di falegname. Durante questo periodo di lavoro, le parole di sua madre aderirono saldamente al suo cuore. Le cose andarono avanti in questo modo finché raggiunse i trent’anni.

Il consenso di Maria

[13] Dopo la morte di suo padre, Gesù confortò la madre in varie maniere, con conversazioni filosofiche e spirituali. Non si limitò a consolarla, ma le chiese un particolare permesso: “Madre – le disse – Dio ha dato un corpo umano per servire l’umanità. Occorre infondere incoraggiamento e forza mentale alla gente debole e bisognosa. Permettimi, o madre, di aderire a questo genere di servizio.” La madre non poté rifiutare il suo consenso e Gesù iniziò da questo punto la sua missione.

Le 3 preghiere di Gesù

[14] Fece un bagno nel fiume Giordano, dove fu iniziato. Poi si ritirò in una fitta foresta e là stette isolato per 40 giorni, pregando con intensità e fra austere discipline. Gesù offrì tre tipi di preghiere. Una era: “Signore, dammi la capacità di amare tutti allo stesso modo.” La seconda era: “Dammi, o Signore, la forza di sopportare pazientemente le ingiurie, le critiche e le persecuzioni.” La terza: “Signore, rendimi capace di offrirTi questo corpo che mi hai dato esclusivamente perché fosse al Tuo servizio.” Dopo 40 giorni di penitenza e di preghiera, Gesù lasciò il suo isolamento con la certezza di essere esaudito.

La pesca miracolosa

[15] Poi raggiunse la Galilea, dove c’era un folto gruppo di pescatori che cercavano affannosamente di guadagnarsi da vivere. Gesù riteneva che suo principale dovere fosse quello di consolare la gente triste e depressa, perché colpita dal dolore. I pescatori confidarono a Gesù il loro problema. Gli dissero che da due giorni stavano tentando la pesca, senza alcun risultato. Fra essi c’era anche l’autorevole Pietro, che meritò di essere chiamato al fianco di Gesù. Gesù ordinò a Pietro: “Prepara la barca e andiamo a pescare”. Dopo essere andati un po’ al largo, Gesù chiese loro di gettare le reti, per catturare dei pesci. Fu così che i pescatori presero tanti pesci, anche di dimensioni mai viste prima. Furono così felici che abbracciarono Gesù e gli dissero: “Tu non solo conosci l’animo umano, ma sai anche dove stanno i pesci!”. E Gesù rispose: “Ebbene, figlioli, io vorrei fondare il Regno dell’Amore. Sono gli ordini del Padre mio e voi dovreste diventare i pilastri di questo Regno”.

Gli apostoli e l’insegnamento

[16] Da quel giorno in poi, Gesù si mise ad insegnare loro i principi fondamentali della filosofia: la vita umana è sacra e ha un valore immenso; se ne deve aver cura e bisogna raggiungere la visione di Dio mentre si è in vita. Gesù, dunque, predicava ai pescatori, insegnando loro che la vita, come dono prezioso, non va sprecata. Fece loro un esempio.


Nelle impetuose acque del fiume anche i più piccoli pesci nuotano, mentre un elefante, benché grosso e potente, vi perirebbe. Un insignificante pesciolino è in grado di godere la propria vita fra le acque violente di questo fiume, mentre un gagliardo elefante non ne sarebbe capace! Perché questo paradosso? Perché ciò che si richiede per stare in acqua è il saper nuotare.


Basta l’Amore

[17] Allo stesso modo, non è il sapere che è richiesto per vivere: per chi naviga nell’oceano dell’esistenza, ciò che serve è l’Amore di Dio, che corrisponde al saper nuotare. Potrebbero anche essere incolti gli uomini, ma, se si meritassero almeno la Grazia e l’Amore del Signore, sarebbe tutto. Qualunque cultura acquisiate, non farà la vostra felicità se non avete l’Amore di Dio.

Utilità del corpo

[18] Il corpo umano è come una bolla d’acqua evanescente. Perché prestargli attenzione? Perché esso è un mezzo che serve a far raggiungere la visione di Colui che vi risiede, il Signore che lo occupa. Gesù insegnò ai suoi discepoli che la cura del proprio corpo dev’essere compiuta solo in funzione di questo Residente Interiore e in vista dell’incontro con Lui; altrimenti la vita è sprecata. Discernimento


[19] Prendete, per esempio, i cristalli di zucchero. Sono così piccoli che, se mescolati con la sabbia, nessuna persona anche istruita potrebbe separarli dai granelli di sabbia. Una formica, invece, sa distinguere molto bene lo zucchero dall’arena e, perciò, ne gusta la dolcezza, in quanto la conosce. Similmente, l’uomo che non ha discernimento non si sta preparando una vita felice e gioiosa.


Ogni uomo, dunque, deve fare uno sforzo per riconoscere ciò che è vero da ciò che non lo è. Il potere del discernimento è il dono più elevato che possa avere l’uomo. Malgrado ne sia dotato, l’uomo non ne fa un corretto uso, immergendosi nelle futili cose del mondo.

Amore retto

[20] Il falso e il disonesto non vanno temuti. Seguite la verità e la retta azione, e affrontate le vostre difficoltà con molto coraggio. Siate disposti ad amare anche i vostri nemici. Il principio unificatore di tutte le religioni è l’Amore. Gesù affermò che l’Amore è Dio, e Dio, sotto forma di Amore, esiste nel cuore degli uomini, i quali però ne fanno un cattivo uso, orientandolo verso cose insignificanti. Cari figlioli, l’uomo è stato dotato della capacità di amare non per finalità egoistiche, bensì per orientarsi verso Dio.

Amore dei nemici

[21] Gesù insegnò che nel fare del bene agli amici non vi è nulla di straordinario e che bisogna invece saper fare del bene anche ai nemici. Dalla mattina alla sera, ai pescatori impartiva buoni insegnamenti, come quello di non odiare nessuno. Sono principi questi che si ritrovano nelle Scritture sacre di ogni religione. Nella Bhagavad Gita si dice di non odiare nessun essere vivente. Trattate tutti come fossero amici. Fate amicizia anche con i nemici. I pescatori trascorrevano le giornate dedicandosi contenti alla pesca, mentre seguivano scrupolosamente e mettevano in pratica gli insegnamenti di Gesù, in cui riponevano molta fiducia e amore.

Le tasse e Matteo

[22] Un giorno gli si rivolse un esattore di tasse, di nome Matteo. I pescatori, appena videro il gabelliere, se la volevano dare a gambe. Ma Gesù disse loro di non preoccuparsi e che fuggire sarebbe stato un atto di debolezza. Consigliò loro di essere sinceri e di pagare le tasse. Matteo, dopo aver ascoltato la parola di Gesù, divenne un suo riverente e devoto discepolo.

Gelosie

[23] L’influsso che Gesù esercitava sugli animi cresceva vieppiù ogni giorno. La gelosia è un sentimento comune alla gente di tutti i tempi e luoghi. È naturale. Così alcuni, notando l’ascendente che Gesù andava sempre più acquistando sui discepoli, furono divorati dalla gelosia. La gelosia è una malattia incurabile diffusa in tutti i paesi. A causa di questo, a Gesù furono creati molti fastidi, soprattutto da parte dei governanti.

Messaggeri di Dio

[24] Gesù si considerava messaggero di Dio. Lo dichiarò apertamente, e disse ancora: “Non soltanto io, ma anche voi siete tutti messaggeri di Dio”. Questa è la fede che dovreste avere anche voi, perché l’acquisizione di un corpo umano, quale dono divino, ha lo scopo di far raggiungere la consapevolezza di essere messaggeri di Dio. Soltanto al Creatore è noto il perché di una nascita umana. Tuttavia, ogni essere umano dovrebbe cercare di porsi come esempio agli altri, seguendo il giusto sentiero. Se coltivate la convinzione di essere messaggeri di Dio, l’egoismo vi abbandonerà e diverrete degli esempi. Non è facile diventare un modello per gli altri, ma con la Grazia di Dio non è impossibile.

Ascesa graduale

[25] In questo modo Gesù trascorse la sua vita, raggiungendo gradualmente la Verità. Mediante la sua esperienza personale, comprese di essere non solo il messaggero di Dio, ma il Figlio di Dio, in stretta parentela con Dio, che è il Padre: si avvicinò, dunque, sempre più alla Divinità.

5 livelli di Avatar

[26] Ci sono cinque tipi di incarnazioni divine nel mondo.

1) Una è Nitya Avatara, che consiste nel vivere la vita di sempre individuando ciò che compete come proprio dovere e offrendo amore a tutti gli altri.
2) La seconda è Vishesha Avatara: è l’incarnazione di coloro che si presentano al mondo con uno scopo ben preciso e, dopo averlo condotto a termine, si eclissano.
3) La terza – Avishesha Avatara – rappresenta uno stadio contemplativo pur in una dimensione corporea: è l’incarnazione di coloro che vivono una vita ordinaria dal punto di vista fisico, ma che celano in sé una coscienza divina.
4) La quarta è Amsha Avatara, ed è di coloro che possiedono alcuni poteri divini e la visione di Dio, spronano i popoli al bene e mostrano loro il cammino.
5) La quinta è quella del Purna Avatara, che ha l’onnipotenza divina, una visione onnicomprensiva del tutto e con amore completo porta unità fra gli uomini. Su questa incarnazione si fonda il Regno dell’Amore (52). Dualismo di Gesù

[27] Gesù si considerava un Amsha Avatara. Egli affermava: “Io e il Padre siamo uno” e, dichiarando questo, non abbandonò il concetto di Padre. Nell’espressione “Io e il Padre siamo una cosa sola” (53) c’è dualismo, e Gesù visse ancora questo genere di sentimento dualistico. Quando venne crocifisso e stava per esalare l’ultimo respiro, esclamò: “Padre, Padre, Padre! Mi hai dimenticato? Mi hai dimenticato?” E ripeté per tre volte “mi hai dimenticato?”. Anche negli ultimi istanti, Gesù aveva conservato il sentimento di essere diverso dal Padre. In questo sta la differenza fra un Amsha Avatara e un Purna Avatara.

Pro e contro Gesù

[28] Gesù mostrò e dichiarò in molti modi amore e compassione per il mondo. Purtroppo, dopo tanti anni dalla sua morte, nessuno più ha interesse a ricordarlo e a capirlo. Molte argomentazioni sono state sollevate a favore e contro la figura di Gesù, ma sono solo un prodotto della mente. La gente incapace di vedere la divina Verità si cimenta in tali disquisizioni. Queste persone non sono mai in grado di capire: per quante prove si possano esibire loro, sono sempre vane.

Solo amore

[29] Quand’anche imbellettaste una scimmia, non la fareste mai diventare bella. Se un cieco aprisse le palpebre, non vedrebbe lo stesso e uno stolto non diverrebbe devoto con la semplice furbizia. Non si può diventare devoti di Dio servendosi di trucchi e di astuzie. Soltanto con l’Amore potete avere devozione e ottenere la liberazione e la salvezza: l’Amore di Dio, l’Amore di Dio, l’Amore di Dio soltanto! Questa è la via regale: l’Amore verso Dio. IndividuateLo: è Lui che risiede nel cuore di ogni uomo. Solo per mezzo dell’amore è possibile raggiungere uno stato d’unione.

Prashanti: verso Dio.

[30] Un piccolo esempio. Qui si danno convegno molte persone che fra loro differiscono per nazione, lingua, cultura, fede, ideologia e indumenti. Nonostante tutte queste differenze di razza e di religione, tutta questa gente, a causa del suo amore per SAI, vive in fraterna armonia. Soltanto l’Amore è all’origine della vostra unione e della vostra gioia così intensa. Ed è la fede che ci porta all’Amore. Dall’Amore, poi, viene la Pace, e solo nella Pace è possibile seguire il sentiero della Verità. Su questo sentiero si raggiunge la Beatitudine e questa Beatitudine si trasforma in Dio.

Dove c’è Fede, c’è AMORE.
Dove c’è Amore, c’è Pace.
Dove c’è Pace, c’è Verità.
Dove c’è Verità, c’è Beatitudine.
Dove c’è Beatitudine, c’è DIO.

Aumentate la vostra fede. Senza fede e fiducia, sareste ciechi. È facile confidare in tante sciocchezze, ma per sviluppare fede nella Verità, in Dio, bisogna meritarsela.

La religione verso l’unità

[31] La venuta di Dio assume le forme più svariate. Nei Veda Dio è descritto sotto la forma di innumerevoli occhi, orecchi, ecc.: sono tutte forme di Dio e questo modo di adorarLo dà gioia. Persino nell’antica Roma si credeva in differenti divinità ma, col passar del tempo, subentrò il Cristianesimo e dalla molteplicità emerse l’unità della fede.

La filosofia verso l’unità

[32] Prima ancora ci fu Socrate, che insegnò a Platone, suo discepolo, i fondamentali principi della filosofia. Aristotele divenne discepolo di Platone. Alessandro lo fu di Aristotele. Ognuna di quelle correnti filosofiche era in collegamento con l’altra. Ma fu Platone ad insegnare l’unità nella diversità. Egli riuscì a condensare migliaia di correnti nel suo sistema filosofico.

Essere-Coscienza-Beatitudine

[33] C’è dunque una sola cosa da rilevare: l’unità della Verità. La Verità è Dio e sta all’uomo seguirla. Essa si trova all’interno di ognuno. I Veda la descrivono come Essere, Coscienza e Beatitudine. Queste tre dimensioni sono presenti in ogni cosa. Per quante differenze si possano notare fra un oggetto e l’altro, unica è l’impronta di Verità in ciascuno: la Verità dell’Essere, a cui la Coscienza conferisce splendore e da cui si trae quella gioia che è Beatitudine.


Ecco qui, per esempio, un bicchiere. Questo bicchiere è in essere. La coscienza lo rende visibile, ora sotto forma di un bicchiere d’argento ma, con un giusto procedimento, può essere trasformato in un vassoio. Il bicchiere può mutarsi in vassoio, ma non l’argento che rimane identico a se stesso. Similmente, Essere, Coscienza e Beatitudine sono tre caratteristiche comuni ed immutabili in tutti gli esseri umani.


Incarnazioni del Divino Amore,
Operare l’unità

[34] distruggete tutte queste differenze superficiali fra uomo e uomo. Neutralizzate le barriere linguistiche e religiose che separano i popoli. Abbiate la ferma convinzione che l’umanità è un tutt’uno. Sviluppate in voi il principio dell’Amore e le nazioni prospereranno e saranno felici.

Natale nel mondo

[35] Da tanto tempo il Natale viene celebrato dovunque, anche a Betlemme, una città importante che ha visto nascere Gesù. Malauguratamente, oggi là non si celebra il Natale, a causa di incomprensioni, liti e ostilità. Che situazione dolorosa! Si celebra il Natale in tutto il mondo, tranne che a Betlemme! Per quale motivo? La ragione è da ricercarsi nell’egoismo, e l’uomo è responsabile di tutto ciò.

Un’unica Verità

[36] Dio è in tutti, non appartiene ad un solo individuo. Ognuno ha il diritto di accedere a Dio. Il vero valore della Divinità sta nel riconoscimento di questa eguaglianza ed unità. Date sviluppo all’unità del paese. L’unità è lo scopo della vita umana e, quando c’è unità, le differenze spariscono. Quando le differenze spariscono, il cuore si riempie di gioia. La gioia è mèta della vita. Non indugiate sulle differenze di casta, di religione, di nazionalità o di colore. Siete liberi di adorare qualsiasi forma vogliate. Riconoscete l’unicità della Verità. Il significato intrinseco delle celebrazioni natalizie sta nell’espandere questa Verità e questo Amore.

La pratica

[37] Non è una prova di devozione trascurare quanto Gesù ha predicato. Mettete in pratica ciò che Gesù disse e fece: ecco il giusto modo di celebrare la nascita di Gesù. Si dovrebbe fare uno sforzo per mettere in pratica gli insegnamenti delle persone in cui si ha fede; se non è così, la devozione è una farsa. Chiamatela piuttosto egoismo. Mettete in pratica almeno uno o due insegnamenti. Andate dicendo che siete devoti di Gesù, di Rama, di Krishna. Ma, vero devoto è solo chi mette in pratica i loro precetti e raggiunge i Piedi di Loto. Le parole non servono e nemmeno le esaltazioni, se non si mettono in pratica.

La disciplina essenziale

[38] Se date dei colpi al formicaio, potete forse eliminare il serpente che vi dimora? Se punite il corpo, potete forse distruggere i desideri interiori? Rinunciando a certi cibi e a certe bevande, potete ritenere di essere dei realizzati? Se non sapete nemmeno chi realmente siete, come potete dire di essere un’anima evoluta? Sforzatevi di capire chi siete. Chi siamo noi? Gli uomini sono tutti presi nel chiedersi chi sono gli altri, ma non si preoccupano di rivolgere a se stessi questa domanda. Che cosa ricavate dal conoscere altri? Cercate prima di tutto di sapere chi siete voi. L’uomo che sa tutto di sé, sa tutto anche degli altri. Egli è nella sua essenza l’incarnazione dell’Amore. Una volta scoperto che siete l’incarnazione dell’Amore, vedrete ogni altro essere umano come incarnazione d’Amore.

Recitate con amore il Nome del Signore!
Adorate con amore il Signore!
Santificate la vostra vita con l’Amore!

(Prashanti Nilayam, 25 Dicembre 1988 Festa del Natale di Gesù Cristo)