12 Febbraio 1989 – Voi siete tutto quanto posseggo

12 Febbraio 1989

Discorso Divino di Bhagavan Sri Sathya Sai Baba

“VOI SIETE TUTTO QUANTO POSSEGGO”

Non si può mietere amore come fosse un raccolto.
Né si può vendere o comprare amore.
Se solo eliminaste l’ego, l’amore sgorgherebbe dal cuore spontaneamente.
Non dimenticate queste buone e sante parole.

Studenti!
L’io e il mio

[1] La causa principale di tutti i problemi e le miserie che affliggono il mondo, è fondamentalmente da ricercarsi nel senso di “io” e di “mio”.

Sat Cit Ananda

[2] In qualsiasi parte del mondo c’è il buono e il cattivo, ci sono gli intelligenti, gli eruditi e gli illetterati; ci sono i ricchi e i poveri. Ma l’elemento comune a tutti è l’Essere-Coscienza-Beatitudine (Sat Cit Ananda). Tutte le Sacre Scritture del mondo hanno presentato Dio come l’Unico che impersona l’Essere-Coscienza-Beatitudine, il Supremo Stato Divino. In tutto l’universo manifesto, in ogni oggetto materiale e nell’uomo si cela questo triplice Sat Cit Ananda. Ma, mentre negli oggetti materiali ci sono solo l’Essere e la Coscienza, negli esseri viventi c’è in più la possibilità che si manifesti anche la Beatitudine. Tuttavia, anche quel tipo di gioia è solo temporaneo.

La gioia

[3] In questo mondo, vi sono due specie di gioia: la prima si ottiene con l’impiego delle proprie forze, l’altra giunge per forza propria ed è innata. La gioia raggiungibile mediante sforzo si fonda sugli oggetti: è effimera, finita, non si può godere per sempre. Quando avete fame, per esempio, mangiate qualcosa e siete soddisfatti. Ma subito dopo, quella soddisfazione svanisce. La gioia che provate per gli oggetti del mondo dura finché essi vi attraggono: avete gioia solo nell’istante stesso in cui li godete. È una gioia che ha la durata dell’esperienza di quel piacere, ma, esaurita l’esperienza, anche la gioia scompare. Questo è un genere di gioia che l’uomo, come si suol dire, può fruire come e quando vuole. Ma non è vera gioia, in quanto può essere acquisita come può essere persa. L’uomo anela alla gioia, poiché egli stesso ne è un’incarnazione: la sua stessa forma e la sua natura sono gioia, una gioia naturale, un piacere.

Gioia naturale

[4] Perché dunque l’uomo non sa attingere alla gioia che fa parte della sua natura? Pur essendo un’autentica incarnazione della gioia, ma ignorando quanto essa gli sia connaturata, egli volge lo sguardo altrove, allontanandola. Pensa così di trovare felicità nelle cose esteriori, ma cade in un grave errore, perché soltanto dentro di sé può scoprire quella gioia che va cercando qua e là.


In ogni goccia di latte c’è del burro, sebbene non lo si possa vedere. Quando però agitate il latte sbattendolo, ecco che compare proprio il burro. Non potevate certo ricavarlo tenendo semplicemente del latte nel palmo della mano. Allo stesso modo, gioia e piacere sono presenti nella mente umana.


Rivoluzionate la vostra mente, osservatela, interrogatela, fate in essa una profonda ricerca e questo solo vi procurerà gioia.

Viaggio verso la Beatitudine

[5] L’uomo fonda tutta la sua fiducia su forme corporee, che sono prodotte dagli alimenti, e non è proteso al mentale. Il corpo non è altro che una sintesi di cibo, ed il prana la forza vitale che lo muove. Come terzo viene il mondo della mente. Il quarto è il mondo della saggezza, una costante e indisturbata consapevolezza, oltre la quale v’è la suprema gioia, la Beatitudine. Di questo viaggio, l’uomo conosce soltanto le prime due stazioni e non sa proseguire oltre. È solo dopo aver superato quello stato di costante consapevolezza che l’uomo può sperimentare la Beatitudine pura: inseguendo invece i piaceri effimeri del mondo fenomenico nella vita e nella condotta di ogni giorno, perde la capacità di sperimentare l’eterna Beatitudine che gli è propria.

Nobiltà della vita

[6] È difficile e raro ottenere una vita “umana”. Il principio della vita è emerso dal Principio Divino, proprio come una scintilla scaturisce dal fuoco. Lo stesso potere di combustione che si riscontra nel fuoco è una forza vitale presente anche in ogni atomo. Ecco perché i Veda hanno dichiarato che ogni essere vivente non è altro che un aspetto della mente. Perché dunque l’uomo, pur essendo un aspetto di Dio, non è in grado di riconoscere questa verità, aspira unicamente ad una vita materiale, insegue solo attività esteriori ed indulge in cose temporanee, ritenendole permanenti e vere? Così facendo, si allontana dal mondo radicato nella Verità e nell’Eterno.

Sacrificio

[7] Le Upanishad dicono che solo nel sacrificio è possibile sperimentare l’immortalità. Che cosa si intende per sacrificio? È forse sacrificio abbandonare casa, affetti, parenti ed amici e rifugiarsi nella foresta? Non diventereste immortali nemmeno se compiste dei sacrifici rituali e viveste in severe austerità. Se volete invece avere gioia e immortalità, dovete tenere sotto controllo tutto ciò che nella vita è transitorio e impermanente.

Discernimento

[8] Aumentate il vostro potere di discernimento e controllate la vostra mente, che inclina verso una direzione innaturale. Ben pochi oggi sono dotati di questo potere. Gli studenti, per esempio, sanno discernere, ma per pensare solo a ciò che fa loro comodo. Credono che sia buono tutto quanto piace. Solo quando abbandonerete le vostre posizioni soggettive ed avrete una visione obiettiva delle cose potrete accedere alla Verità. Discriminare significa essenzialmente volgere la propria attenzione all’Eterno e non alle rappresentazioni caduche della mente. Accantonate perciò il vostro ego, la vostra tendenza a possedere ed impegnatevi nella ricerca dell’autentico significato della Verità. In una visione distorta e confusa, non trova manifestazione L’Essenza-Coscienza-Beatitudine, che è insita nell’uomo.

Salubrità mentale e salute fisica

[9] Cari studenti, nel Creato non vi sono errori. L’unico difetto è nell’uomo che agisce secondo ciò che gli piace o no. Non sprecate questo prezioso periodo della vostra vita. Come pensate che sia un giovane? Una persona fra i 15 e i 30 anni? No di certo, è sbagliato! È giovane chi è sano. L’Acharya Bhishma, il grande guerriero del Mahabharata, visse fino a 115 anni, rimanendo sempre giovane: libero da ogni genere di malattia e da ogni difetto, combattè da grande guerriero sino a 115 anni. Come è stato possibile questo? Fondamentalmente, per un disciplinato tenore di vita. L’uomo godrà buona salute e felicità finché terrà un buon comportamento e farà un buon uso del proprio tempo. In questo sta il principio dell’eterna giovinezza. Ecco perché si dice che la salute è ricchezza. Per poter godere di ottima salute, dovete esercitare il massimo controllo sui pensieri e sui desideri.

I ricchi

[10] Chi è un ricco? Non è certamente uno che ha delle proprietà o che fa affari; ricchi non sono quei personaggi influenti, che fanno continuamente parlare di s‚. Secondo il Mio modo di vedere, chi si è liberato dalla morte è il più ricco. I vari Birla o Tata (Indiani facoltosi, NdR) si fanno prestare denaro da ogni banca. Che tipo di ricchezza possono vantare? Chi è in debito non può essere ricco. Chi non è sano non può essere giovane. Qual è il genere di ricchezza a cui dovreste agognare? Quella di coloro che si sanno accontentare, senza dipendere da questo mondo terreno. Chi è l’uomo più ricco del mondo? Quello più soddisfatto. Se volete proseguire per il giusto sentiero, usate la discriminazione, pensando rettamente. Guadagnate un mucchio di soldi, studiate e vi formate una cultura, ma che ne sarà di voi? Fra i giovani d’oggi i desideri proliferano a milioni. A tutti gli esseri viventi, fatta eccezione per l’uomo, basta quello che hanno per essere felici. Essi non hanno la cattiva abitudine di nascondere e fare provviste per il futuro. Persino insetti come le formiche si attengono a dei limiti nei loro approvvigionamenti. Derubare e mettere da parte sono abitudini esclusive dell’uomo ed è per questo che egli non sa che cosa sia la gioia perenne né è in grado di gustare la gioia trascendentale.

Controllo dei desideri

[11] Cari studenti, comprendete ciò che maggiormente importa: controllare i desideri. La vita è un lungo viaggio. Meno bagagli, maggior conforto e piacere. In questo viaggio i desideri rappresentano un ingombrante bagaglio. Chiunque desidererebbe dedicarsi ad un lavoro altamente remunerato, guadagnare molti soldi, costruire palazzi imponenti. In tutto ciò non c’è niente di male. Potete farlo, ma senza oltrepassare certi limiti. Se un uomo vuole celebrità, avrà a che fare con non pochi problemi ed ansie. Soltanto chi li affronterà e li supererà potrà dirsi uomo, mentre il debole di mente soccomberà. Dio solo può conferirvi questo coraggio e, poiché il Dio dell’Essere-Coscienza-Beatitudine vi accompagna sempre e dovunque, allora Dio è con voi. È con questo genere di coraggio che potete affrontare il viaggio della vita.

Controllo della mente

[12] Cari studenti, prima di entrare nella vita al termine dei vostri studi, vi sono delle cose che dovete imparare. La prima e più importante è il controllo della mente. Solo voi potete essere signori dei vostri sensi. Comandate alla mente, siate il suo padrone, non il suo servo. Quando eserciterete il completo dominio sulla mente, non ci sarà più alcuno che potrà soggiogarvi. Dominate i vostri desideri, poiché non sono altro che i vostri servi.

Non violenza

[13] Non recate danno ad alcuno, pensando al fatto che Dio è in ognuno. Sviluppate il sacro sentimento che Dio dimora tanto in ogni essere umano quanto in voi, sotto forma di Essere-Coscienza-Beatitudine. “Amate tutti, non offendete nessuno”: abbiate sempre ben presenti queste due massime. Questa è la strada regale che l’uomo deve percorrere. Far del male ad altri, anche in piccole cose, non si addice all’umana dignità. Al momento della nascita l’uomo è libero da tutto. Col crescere, fra i vari condizionamenti dell’ambiente, degli amici e delle circostanze, spuntano i cattivi sentimenti. Quando egli si immerge dalla testa ai piedi nell’ambiente scolastico e nel campo degli studi, incomincia ad ingrandire l’ego e ad essere rozzo. Alcuni hanno davanti a sé 5 anni per predisporre il loro avvenire, altri ne hanno 10. Gli studenti d’oggi vorrebbero guadagnare tanto denaro da poter assicurare sostentamento a quattro generazioni successive. Questa avidità fa perdere la testa. Le prime cose a cui uno studente dovrebbe dare maggiore importanza sono la propria incorruttibilità ed il proprio carattere. Se in voi dimorano qualità e pensieri cattivi, anche se vi trovaste nel posto più sacro, non sareste felici. Mentre brandite una bomba atomica, andate cantando “Pace, pace, pace!”. In questo modo, se anche andaste sulla luna, non trovereste mai la vera pace.

Onnipervadenza divina

[14] Cari studenti, mutate il vostro modo di pensare da profano in sacro. Abbiate la ferma convinzione di essere l’incarnazione della divina Essenza-Coscienza-Beatitudine. Voi non riuscite n‚ a vedere n‚ a toccare l’aria che vi circonda. Potete per ciò stesso asserire che l’aria non esiste? Come potreste vivere senz’aria? Allo stesso modo, chi nega Dio, nega se stesso. Dio è onnipervadente. Chi non ha sviluppato la capacità di vedere il Divino che riempie di Sé ogni cosa, sta sprecando la propria vita e si procura ogni genere di sofferenze.

Incarnazioni del Divino Amore,
La consapevolezza di essere

[15] il Divino si trova in ogni oggetto. Ecco cosa va scoperto oggi: l’unità nella molteplicità. Dovete scoprire l’elemento che unifica tutto. Questa forza unificatrice non è altro che il Sat Cit Ananda. Sat significa “Essere”. Cit vuol dire “Consapevolezza”, che consente di individuare l’Essere: se non siete consapevoli di essere, come potete essere coscienti di essere consapevoli? Se non siete benedetti dalla consapevolezza, come potrete goderne? Può essere sperimentata gioia solo dopo la consapevolezza di esistere. Si può conoscere una cosa solo se esiste. Il mondo esiste; è l’essere. Come potete affermare che c’è? Potete vederlo, sentirlo, percepirlo con la mente. Potreste negare l’esistenza di tutto quanto vedete nel mondo? Quel mondo è in essere e come potete voi divenire consapevoli di quello che già esiste?

La fame ed il cibo

[16] Comprendete la relazione che c’è tra esistenza ed esperienza. Prendete, per esempio, la fame. Esiste del cibo per soddisfare la fame. È dall’esistenza del cibo che ha origine la fame: se non ci fossero gli alimenti, non esisterebbe neppure la fame. Ed è a causa della fame che si sviluppa la capacità di reperire cibo. Qui, dunque, la domanda da porsi è questa: è nata prima la fame oppure il cibo? Si potrebbe credere che sia la fame, ma è un errore. Dio creò il cibo prima di creare la fame. Poiché l’uomo sperimenta la fame e dispone di cibo, può nutrire il corpo. Sia la fame che il cibo sono stati creati per la salvaguardia del corpo. Perciò vivete per la vita, non per il cibo. Chi vive per il cibo è un peccatore. Chi vive per la sua Essenza Divina è una persona che ha vinto i sensi.

L’istruzione per l’uomo

[17] Sulla terra ci sono molti esseri viventi. Come vivono? Quando vi chiedete qual è lo scopo dell’istruzione, la risposta è: l’istruzione serve alla vita, non al sostentamento. Se fosse per quest’ultimo, anche gli animali, gli uccelli e gli insetti avrebbero bisogno di istruzione per vivere. In che istituto hanno studiato? Dove si sono laureati? Non vivono forse lo stesso? Hanno bisogno di conseguire dei titoli di studio per questo genere di vita? Perciò, ci si deve istruire per la vita, non già per vegetare. Shri Krishna ha forse studiato nel college di Kamsa? E Pranava, in quello di Kadukali? Essi si sono rivelati in modo naturale, spontaneo.

Rama mantiene le promesse

[18] Il Ramayana è la sacra scrittura che ci fornisce i fondamenti della vita. Vi si legge che Rama, l’incarnazione stessa di Dio, trovandosi sul monte Citrakta, avesse ricevuto la visita dei fratelli Baratha e Shatrughna con tutto il loro seguito e l’esercito, i quali là si erano recati per avere il Suo darshan e per supplicarLo di fare ritorno ad Ayodhya. Sul finire del giorno, Baratha dichiarò che Rama aveva la massima autorità, essendo il più anziano ed il più santo e che egli Gli era inferiore sotto ogni punto di vista. Fu un amore sincero verso Rama a far sì che Baratha parlasse in quel modo. Rama allora disse: “Mio caro fratello, mantenere la parola data è di somma importanza, vitale. Nella dinastia di Ikshvaku non c’è stato un solo rampollo che sia venuto meno ad una promessa ed Io, che sono il più anziano, non voglio attirarMi l’infamia di chi non è fedele alla parola data. Piuttosto di mancare ad essa, preferisco lasciare la vita.”

Lì presente c’era il saggio Jabali, le cui argomentazioni che miravano a persuadere Rama perché ritornasse alla reggia, sembravano quelle di un ateo. “Ramachandra, – Gli diceva – a me pare che la tua sia un’irrazionale cocciutaggine. Che senso ha agire in conformità alle parole di un vecchio sovrano, Tuo padre Dasharatha, che in tarda età fu vittima dei raggiri della regina Kaikeyi. Come si può ritenere grande un uomo come Dasharatha, che permise alla moglie di mettere il pollice al posto del bullone fuoruscito dal perno del carro e che, a causa di essa, mandò ingiustamente in esilio nella foresta il figlio? Perché mai vuoi mantenere tanta fede e risolutezza verso chi non è più?”. E Rama dichiarò: “Il corpo può vivere, morire, essere arso e scomparire, ma una promessa rimarrà per sempre. Il corpo si compone di cinque elementi; la verità non ha forma, la sua essenza è onnipervadente ed eterna; si trova dovunque e sempre, nei tre tempi, passato, presente e futuro. Come potrei sopprimere una verità così sacra?” E Japali insistette: “Chiameresti saggio o folle un uomo che lascia volar via dalla mano un uccello per un altro che sta fra i cespugli? Difendi la verità delle persone che sono morte e non presti ascolto alla verità di chi Ti prega in vita!”.

Poiché non era facile tener testa alle argomentazioni addotte da Rama, intervenne il saggio Vasishta, che cercava in qualche modo di indurLo a rientrare nel regno: “Ramachandra, – Gli disse – per un uomo che vive in un corpo fisico ci sono tre precettori o guru: il primo è la madre, il secondo il padre, il terzo è il guru. Tu hai preso in considerazione solo la parola di Tuo padre e sei andato nella foresta, ma sono io il Tuo Acharya, il Tuo istruttore spirituale; la mia parola merita molta attenzione. Chi può essere chiamato guru, se non quello che mette in pratica le lezioni, anziché impartirle a parole. Colui, dunque, che mette in pratica l’amore e chiede ad altri di fare lo stesso è il Tuo precettore.”

A queste parole, Rama diede una risposta meravigliosa: “Tu sei stato il precettore non solo per Mio padre, ma anche per i Miei avi, e per questo ti porto rispetto. Ma Mia madre, che mi ha allevato dopo averMi tenuto per nove mesi in grembo e si è presa cura di Me per tanti anni, viene al primo posto. In secondo luogo viene Mio padre, che Mi ha sostenuto nelle Mie necessità e Mi ha fornito un’educazione. Se Mia madre non Mi avesse dato questo corpo e Mio padre non Mi avesse protetto e cresciuto fino allo stadio attuale, come avrei potuto trovarMi nella condizione di avere un precettore e, senza di loro, che cosa mai può fare un guru? Con i primi due acquista significato anche quest’ultimo. Certamente il guru va rispettato e onorato, ma per Me non è al di sopra della madre e del padre.”

A questo punto, Jabali prese nuovamente la parola, per suggerirGli la seguente citazione: Matru devo bhava. Pitru devo bhava. Acharya devo bhava, che significa “Onora la Madre come Dio, il Padre come Dio ed il Guru come Dio”. In quel momento entrarono in campo tre divinità e Rama osservò: “In Matru devo bhava c’è la parola Devo, in Pitru devo bhava pure c’è Devo ed in Acharya devo bhava c’è ancora Devo: questo Devo è la Divinità, Dio. L’Unità è Divinità. Io sono il Divino ed Io sono venuto in forma umana. In Me Dio appare in forma umana”.

Infine, Vasishta dichiarò: “Rama è davvero l’incarnazione della Rettitudine (Dharma). O Rama, non abbiamo più argomenti per discutere con Te; Tu sei la personificazione del Dharma”. Jabali disse anche: “Tu sei fra gli uomini il più seducente: il Tuo potere e la Tua grazia sono tali che gli uomini si innamorano di Te. Tu sei il sostegno della Rettitudine.”

Sono molti gli esempi del genere che si possono leggere nel Rama-yana.

Libertà dal male

[19] Quando nella diversità si riconoscerà l’Unità come la sola forza unificante che lega tutte le cose, allora ci sarà la Pace.
Se nella vostra testa ci sono pensieri malvagi, se le vostre orecchie sono tese a discorsi cattivi, se la vostra mente insegue ciò che è immorale e si interessa del superfluo, la Giustizia e la Divinità non appena vedono queste qualità, se ne fuggono via.

Se l’attenzione è sempre rivolta agli errori degli altri, se le orecchie non aspettano che di udire qualcosa di cattivo sugli altri, se intelligenza e pensiero sono saturi di sentimenti negativi, se le mani sono sempre impegnate in azioni malvagie, come sarà possibile allora scoprire il Divino che unisce il tutto?

Scopo dell’istruzione

[20] Innanzitutto, tenete bene sotto controllo i vostri sguardi. Lottate per essere retti. Voi lavorate e studiate giorno e notte per ottenere una laurea, ma a quali sforzi siete disposti per ottenere la Grazia e l’Amore del Signore? Questa è una domanda che dovreste porvi; ma non lo fate. Vi sentite tristi quando Swami non vi guarda o non vi rivolge la parola, ma non fate niente per scoprire la ragione di quel vostro sentimento. Vi chiedete mai quale sia lo scopo del vostro studio? Perché andate a scuola? Intravvedete la necessità della vostra realizzazione e del dominio dei sensi? Scopo della vita è la concentrazione della mente e non una raccolta di nozioni. Nell’attuale sistema scolastico non si fa che raccogliere fatti per sapere che cosa si fa in Germania o in Russia. Pure questo è necessario; però, partendo da questo, bisogna sviluppare anche gli altri aspetti dell’educazione.

Per che cosa piangere?

[21] Quando siete nati, avete pianto e quando pensate alla morte, piangete. Fra la nascita e la morte, quante volte avete pianto? Avete mai pianto per il declino della Rettitudine? Perché dunque piangete? Forse per il gusto di piangere? Non lo sapete. Piangete e basta. Dovreste invece saperlo, altrimenti è come condurre un carro senza assi e senza ruote.

Il sostegno dell’istruzione

[22] Che cosa potremmo mietere senz’acqua e senza concime? La scuola senza insegnante, il tempio senza Dio, il cavo senza corrente, la messe senz’acqua sono tutte cose che non servono a niente. Allo stesso modo, l’istruzione senza la Grazia di Dio, è inutile. L’istruzione dovrebbe instillare le buone qualità. Va dimostrata gratitudine ai genitori che ci hanno dato la vita e ci hanno cresciuti. Così pure, si deve portare lustro alle istituzioni che hanno contribuito alla nostra educazione. Ovunque vi troviate, controllate sempre il vostro comportamento. Se la vostra condotta non è buona, sprecate la vita. Fra uno studio e l’altro, formatevi un buon carattere. Le persone non vanno rispettate tanto per la posizione sociale che occupano, quanto per l’esemplarità del loro carattere. Il vostro futuro dipenderà dalla vostra condotta. Siate fermamente convinti di appartenere all’unica casta dell’umanità.

L’onore della società dipende dalla moralità.
Senza moralità l’intera collettivitàva in rovina.

L’istruzione non è tutto

[23] È figlio della terra indiana solo colui che aspira a raggiungere lo splendore della Divinità. Dovrebbero tutti tendere alla Divinità, poiché in essa sussiste ogni cosa.

Siate eclettici: abbiate una mente che abbraccia gli interessi più vasti. Narada conosceva perfettamente 64 discipline, mentre voi ne studiate solo quattro. Quel Narada, però, pur avendo studiato così tanto, non aveva trovato la pace della mente.

Cari studenti, ecco una cosa che dovreste assolutamente ricordare. Dasharatha insegnò i quattro Veda e sei Shastra a Rama, a Lakshmana, a Bharata e a Shatrughna. Ravana aveva studiato e appreso ancor più di queste quattro persone; conosceva il Gitakarna, il Gokarna e varie altre discipline. Tuttavia, Valmiki definì Ravana come “il più stolto”. Perché Ravana fu definito in questo modo, pur avendo studiato tanto? Lava e Kusha, un giorno chiesero a Valmiki: “Maestro, Rama è stato definito il più grande, per aver studiato un gran numero di scritture e Ravana, che aveva studiato molto di più è stato definito insensato?”. E Valmiki rispose: “Ravana era una persona erudita e versata in molte discipline, ma non metteva in pratica le sue conoscenze, mentre Rama era uno Jnani, un saggio che viveva in prima persona ciò che aveva imparato.”

Saggezza ed erudizione

[24] Vogliamo scoprire la differenza che esiste tra saggezza ed erudizione? Ravana si era istruito leggendo molti libri, Rama, invece, aveva messo in pratica i più alti principi, controllava i propri sensi e, per la salvezza del mondo, aveva reso la sua vita un modello. Ecco perché fu un saggio. L’istruzione tesa a fini personali ed egoistici, non merita questo nome. L’istruzione deve essere usata per il bene della società e del mondo. Si dovrebbe pensare solo ciò che è bene e costituisce il benessere del prossimo. Ravana pensava solo a se stesso, mentre Rama si preoccupava del bene dell’umanità intera. Questo, dunque, dovrebbe essere lo scopo dell’istruzione: costruire il bene della società e della nazione e fare della nostra vita un ideale.

L’amore di 1000 madri

[25] Miei cari studenti, autentiche incarnazioni d’Amore, vivete bene la vostra vita di studenti. Voi siete tutto quanto posseggo. Sto dando la Mia vita, il Mio sangue, tutto il Mio tempo affinché diveniate perfetti e percorriate la retta via. Io non ho egoismi di nessun genere. Non voglio nulla per Me stesso. L’unica cosa che desidero è vedervi imcamminati sul retto sentiero, affinché diventiate cittadini ideali per l’India. Ma voi non sapete riconoscere la magnificenza di questo amore. Se non siete in grado di comprendere l’amore di una sola madre, come potrete essere capaci di riconoscere l’Amore di mille madri? È impossibile. Solo Swami sa quanti sforzi sta compiendo per il vostro bene. Vorrei che assaporaste almeno un briciolo della verità e che la vostra vita fosse esemplare, per essere di aiuto alla società quando entrerete nel mondo.

La cultura e la pratica

[26] Cari studenti, la vostra cultura attuale non ha alcun rapporto con quanto dovrete fare nel mondo. In alcuni corsi, gli studenti hanno studiato parecchie materie e, con vari metodi, hanno cercato di comprendere molte cose come, per esempio, la cultura indiana, piuttosto che quella russa o americana o giapponese. Hanno anche studiato la vita dei grandi dell’India, cercando gli elementi che li accomuna. Ma quando entrerete nel mondo del lavoro, può darsi che l’istruzione ricevuta non vi serva affatto. E se voi voleste introdurre nel campo del vostro lavoro tutto quanto avete studiato a scuola, il vostro direttore vi darebbe dello stolto. Anzi, senza arrivare al direttore, un semplice operaio vi direbbe: “Signore, quanto lei sa è di gran lunga inferiore a quello che io ho appreso dall’esperienza diretta. Io ho imparato sulle macchine, lei invece sui libri che qui non le serviranno.” E così, potrebbe accadere che vi facciate ammonire persino da un semplice operaio. In quel momento, che cosa vi sarà utile ricordare? Dovrete essere pazienti ed imparare umilmente anche da un operaio il funzionamento delle macchine. Non saprete tutto per il solo fatto che possedete un titolo di studio o perché sedete dietro una scrivania, sepolti dalle carte, in un ufficio con l’aria condizionata. Non entrate in quell’ufficio. Andate in fabbrica, su ogni posto di lavoro, e osservate tutte le operazioni. Ogni lavoro, dal più umile al più prestigioso, vi sarà maestro nelle situazioni pratiche della vita.

Conoscere a fondo

[27] Cari studenti, comprendete il vero significato della parola “conoscenza”. Non si può chiamare conoscenza il continuo piluccare nozioni qua e là, senza approfondire niente. Questo oggetto che nascondo nel mio pugno, lasciandone fuori un lembo, è un grande fazzoletto. Come si fa a riconoscerlo? Al massimo potrete dire che è un pezzo di stoffa o di carta. Ma se lo osservate bene in tutti i suoi particolari, allora capirete che si tratta di un fazzoletto. Le cose vanno dunque osservate e comprese nel loro insieme. Solo gli studenti che usciranno dai nostri istituti potranno offrire un modello esemplare.

La comunicativa

[28] Cari studenti, questo è per voi l’ultimo anno di studio, dopo il quale entrerete nel mondo. La prima cosa che dovrete imparare è avere una buona comunicativa. Non significa unicamente parlare con gli operai, con la direzione e così via. Comunicativa significa comprensione; comprendere, cioè, ogni aspetto che ha rapporti con la produzione come gli operai, l’acqua, l’elettricità, ecc.

Consigli pratici

[29] Eccovi un piccolo esempio. Mentre lo stabilimento è in pieno regime produttivo, viene a mancare la corrente elettrica. Non sarà telefonando al direttore generale della società erogatrice, che la corrente ritornerà immediatamente. Dovrete prima prendere le necessarie precauzioni, in quanto quella interruzione potrebbe essere stata causata da un errore dell’elettricista o si potrebbe risalire ad altre responsabilità. Ma, intanto, prima di conoscere la verità, trascorrono due giorni. Innanzitutto dovreste accertarvi se questa mancanza di corrente interessa soltanto la vostra fabbrica, oppure un settore più esteso. Nei vostri affari ci potranno essere a volte delle perdite e voi dovrete subito indagare sulle cause.

La pubblicità

[30] Se ci sono profitti, pensate se, oltre alla qualità del prodotto, c’è stata un’adeguata e corretta pubblicità. Oggi c’è da affrontare un sacco di difficoltà per due motivi: le imitazioni e la concorrenza. Non permettete mai che la qualità del vostro prodotto venga compromessa. Si può trattare sul prezzo, ma non sulla qualità. Ecco quanto desidero da voi. Ciò che Mi interessa è la vostra qualità, non il numero. Su questa terra, per ottenere un piccolo vantaggio si è disposti a transigere sulla qualità. Ma questo comportamento è l’origine di lunghe e terribili sofferenze. Desidero che facciate vostri questi suggerimenti e li teniate ben presenti quando entrerete nel mondo del lavoro.

Collocamento degli studenti

[31] Studenti, voi siete validi, ma dovete essere molto accorti negli ambienti in cui sarete. È notizia fresca che Prasad ha ottenuto un impiego in una società di Birla. Ha sempre osservato integralmente i comandamenti e i principi di Swami. Sono molto felice quando vengono questi ragazzi ed Io li premio perché sono ottimi. Tutto ciò che Mi aspetto da voi è che teniate alto il vostro nome. I responsabili di quella società Mi hanno scritto dicendoMi che questo e quel ragazzo provenienti dai Miei istituti sono persone veramente valide. Mi hanno anche detto che sono disposti ad assumere altri ragazzi dei Miei istituti. La responsabilità di trovarvi un’occupazione è Mia, ma la responsabilità di tenere alto l’onore è vostra. Io presto molta attenzione a tutto quanto compio e Mi aspetto da voi lo stesso comportamento, sia nella buona che nella cattiva sorte. Mettendo in pratica i comandamenti di Swami ed osservando molto scrupolosamente la Sua disciplina, sono certo che diventerete dei modelli per coloro che vi saranno vicini. C’è stata anche una società straniera che Mi ha chiesto due ragazzi ed Io ho aderito alla richiesta. Uno di questi, Sharma, partirà per l’America il mese prossimo, grazie alla sua buona condotta.

Cultura e buon senso

[32] Non Mi importa se andate in America, ma Mi interessa che, una volta in America, non lasciate inquinare tutta la sacra atmosfera che avete assorbito qui a Prashanti Nilayam. C’è gente che cerca di sapere tutto sull’algebra, ma non conosce nemmeno l’area della propria casa; anela ad un viaggio in America, ma dimentica persino la strada che conduce al caffè più vicino; trivella giorno e notte, ma non sa nemmeno piantare un albero; conosce tutti i segreti della botanica, ma non conosce gli usi e le proprietà della pianta di tulsi (56). Se prendete quattro foglie di tulsi al giorno, vi libererete da ogni tipo di emozione. Ecco perché in ogni casa indiana c’è una pianta di tulsi. Fin dall’antichità l’India ha offerto al mondo dei buoni esempi, ma oggi tutte queste cose sono ritenute di nessun valore e inutili. Regna l’indifferenza.

Il bramino

[33] Non può essere un bramino chi non conosce il principio di Brahman. Non può chiamarsi buono chi non possiede qualità buone. Non può dirsi uomo chi non ha una retta condotta. Ditemi come potrebbe la Mia coscienza accettare una simile cosa: in tutta onestà, come si potrebbe definire uomo una persona senza buone qualità? Per questo i Veda recitano: “Colui che riconosce Brahman diviene uno con Lui”.

Lo studentato a Prashanti

[34] Cari studenti, fra voi vi sono alcuni che hanno passato in questo luogo tre, cinque, sette e anche dodici anni. Desidero che chi ha potuto fruire di questo beneficio, sia in grado di continuare anche nel mondo esterno a nutrire e sviluppare le buone qualità apprese a Prashanti Nilayam. Chi sa fare ciò, appartiene a Prashanti Nilayam, appartiene a Swami.

“Noi e Noi siamo Uno”

[35] Se voi ed Io ci mettiamo insieme, avremo tutto. È un grande errore dire “Tu ed io siamo uno”; è invece giusto dire “Tu ed io siamo noi”. Noi e Noi siamo uno. Perciò, Io sono in voi e voi diventate parte di Me: allora siamo uno. Quando Io e voi ci uniamo, diventiamo Noi, non uno. Voi portate Me dentro di voi ed Io, a mia volta, porto voi dentro di Me. Anche in questo caso, diventiamo Noi. Quindi, Noi e Noi diventiamo uno. Se riusciste a trattenere stabilmente Swami dentro di voi e foste stabiliti in Lui, ovunque vi trovaste, state pur certi che Swami sarebbe con voi, dentro di voi. Fissate stabilmente nel vostro cuore questi pensieri.

La famiglia

[36] Assecondate i vostri genitori ed accontentateli se desiderano che vi sposiate. Vi è sicuramente possibile mantenere e prendervi cura di una famiglia vostra. Siate sempre in buoni rapporti con il mondo esteriore. Desidero che, se siete soli nella vita di famiglia e nella società, manteniate fede al principio spirituale della castità. Così voglio terminare il Mio discorso.

(Prashanti Nilayam, 12 Febbraio 1989 Agli studenti raccolti nel Tempio)