4 Aprile 1973 – La Sapienza più antica

4 Aprile 1973

Discorso Divino di Bhagavan Sri Sathya Sai Baba

La Sapienza più antica

[1] Il karma, l’azione, è in primo luogo movimento, moto. Il movimento
implica energia, e la materia non è che energia condensata.
Etere, aria, fuoco, acqua e terra sono la causa nonché la conseguenza
di questo incessante movimento. Tutto ciò che si muove è
attivo, impegnato nell’azione. Vivere è mutare, muoversi; potete
mantenere immobile l’intero corpo o qualche sua parte, ma il movimento
si verifica comunque in voi: il cibo viene digerito, il sangue
circola, l’aria viene inspirata, assorbita ed espirata, le impressioni
sono accettate e trasmesse, o rifiutate e respinte. La vita è
karma e il corpo è un karmakṣetra, il campo dell’azione. Tutti gli esseri
viventi sono impegnati nel karma e offrono loro stessi nel rito
sacrificale dell’incessante attività. Il frutto di quel sacrificio è l’auto-
realizzazione, la realizzazione del Sé.
[2] Se tenete gli occhi aperti, potete vedere qui migliaia di persone;
se li chiudete, non ci sono più. Se la vostra vista è impedita, non le
vedrete, ma non potrete dire che non esistano. Poiché la vostra visione
è compromessa dal dubbio, dall’orgoglio e dai pregiudizi,
non riuscite a vedere Dio che è in voi e fuori di voi. Voi desiderate
ardentemente qualcosa che non c’è, ma ignorate il tesoro che avete
a portata di mano. Avete fede nei sensi, nelle informazioni che essi
raccolgono, nelle fantasie della mente, nei sillogismi formulati dalla
ragione, ma non avete fede in Dio che non si può trovare né afferrare
con simili strumenti; perciò avete paura, soffrite, dubitate.
Avvolgetevi nel pensiero di Dio, e i parassiti letali del desiderio e
della sfiducia non potranno nuocervi; quel ‘velo’ avvolgente proteggerà
la vostra salute rendendovi immuni alle malattie. Avrete
tranquillità imperturbata, niente per cui struggersi né di cui avere
paura. Amerete tutta la creazione di Dio, accoglierete con piacere
le opportunità di rendere servizio e di alleviare i dolori altrui.
[3] Stamani, conversando con un gruppo di persone, è stato affrontato
il tema del dolore: si è concluso che esso viene determinato
dalle azioni compiute nelle vite passate e dalle proprie tendenze
mentali; perciò è sbagliato attribuire la colpa agli altri. Qualcuno
ha però osservato che Dio è l’artefice della gioia e del dolore,
che senza la Sua Volontà neppure un filo d’erba può oscillare al
vento. Sì! Se tale verità è stabilmente consolidata nel cuore, otterrete
l’impareggiabile beatitudine della liberazione. Dio dà ogni cosa,
qualsiasi cosa riceviate è frutto della Sua grazia; voi non avete
il diritto di giudicare se quello che ottenete sia buono o cattivo.
Per insediare Dio in sé stessi, l’adorazione degli idoli e delle immagini,
la meditazione sulla Sua gloria, la recitazione del Suo
Nome, sono tutti esercizi spirituali preliminari. Non voglio dire
che i templi, gli altari, i santuari dove Dio è invocato e adorato
siano inadatti o inutili; finché non s’imparano le lettere, le illustrazioni
sono indispensabili per i principianti. La lettera ‘A’ viene
appresa grazie alla figura di una mela (Apple), ma voi non siete
obbligati a ricordare quella mela ogni volta che pensate alla ‘A’.
[4] Sottolineo sempre il valore del servizio come disciplina spirituale
per realizzare l’unità di tutti nel Divino e l’identità del pro-
prio sé con Dio. Non consiglio la rinuncia all’azione, perché non è
possibile. Ciò che s’intende generalmente per karma saṁnyāsa,
astenersi dall’azione, è la rinuncia ai riti e ai rituali prescritti dalle
Scritture. Tuttavia, vi invito ad aderire a un nuovo rito: il sevā, il
servizio altruistico, a un nuovo sacrificio: il sacrificio dell’ego, a un
nuovo rituale di adorazione: la resa totale e amorevole, la dedicazione
di tutti i pensieri, parole e azioni ai piedi di loto del Signore,
e l’accettazione di tutto quanto accade come dono della Sua grazia.
Restate in contatto perpetuo con Dio, siate sempre collegati al
‘serbatoio’ della Sua grazia, e la vostra vita diverrà piena di significato,
serena, imperturbata. Senza la consapevolezza della Sua
presenza costante, qualsiasi servizio che renderete al prossimo sarà
arido e sterile; se invece ne sarete consapevoli, qualsiasi piccolo
atto di servizio darà abbondanza di frutti.
Le mani e i piedi di Dio sono ovunque.
Gli occhi, la testa e il volto di Dio sono in ogni luogo.
Le orecchie di Dio sono ovunque nell’Universo.
Egli è, e tutto pervade.
[5] Se pregate per avere la visione dei Suoi piedi, sarete ricompensati
con quella. Quando piangete angosciati e gli gridate di ascoltare
il vostro dolore, le Sue orecchie sono lì e vi risponderà. Quando
lo invocate sinceramente di venire, Egli viene per dare e se gli
chiedete di dare, Egli dà. Ma la miglior disciplina spirituale è di
comportarvi come quando ricevete un pacco di libri per posta: per
prendere i libri, togliete la carta e gettate via il materiale d’imballo.
Ora, prendete in esame la preghiera più profonda e più significativa:
“Io voglio la pace.” Eliminate l’«io» (l’ego) e ‘voglio’ (il desiderio),
e prendete la pace che è il vero contenuto del pacco. Se siete
gravati dall’egoismo e dal desiderio, come potrete avere la pa-
ce? Dunque, gettate via l’imballaggio e tenete la cosa che vi è avvolta
e protetta.
[6] L’uomo è la Divinità stessa con qualità umane; in lui è concentrato
un grande potere che attende di manifestarsi, ma egli si condanna
alla povertà, alla malattia e alla disperazione. Chiede l’elemosina
a tutti e svilisce il Signore che è in lui. Dice a sé stesso che
Dio è lontano, in un cielo irraggiungibile, e si esilia dal regno di
cui è legittimo erede. S’inganna credendo di essere colui che percepisce,
pensa, parla e agisce. Maledice sé stesso lamentandosi di
essere un folle o vittima del proprio fato, così fa del male a ogni
imprecazione! Ciascuno di voi esamini la propria mente ed eviti
una simile codardia che annulla i vostri diritti di nascita.
Alcuni anni vengono trascorsi negli studi e nell’apprendistato, poi
subentrano gli anni della partecipazione attiva allo sviluppo e al
mantenimento del progresso sociale mediante una professione, e
in seguito, durante il tramonto della vita, si vive di una rendita o
di una pensione. Analogamente, ci sono tre stadi nella vita spirituale:
dapprima quello del ricercatore curioso, inquisitivo, zelante,
anelante ed entusiasta; poi quello dell’aspirante tenace, deciso, ardito
e persistente. Per ultimo quello del realizzato, che è faccia a
faccia con la Realtà, forte, intelligente, buono, che elargisce amore
a tutti.
Il temperamento ottuso e inerte conduce l’uomo alla pigrizia e alla
schiavitù; il temperamento emotivo e passionale lo induce a essere
attratto dalle fazioni, dalla competizione, dal conflitto; l’indole
equilibrata, equanime e imperturbata porta l’uomo alla pace, alla
giustizia, all’amore e alla verità. Superando tali predisposizioni
caratteriali, grazie al progresso ottenuto nella pratica spirituale,
l’aspirante potrà scoprire la Verità di sé stesso e degli altri, ovvero
Dio.
[7] Un detto afferma: “Ciò che non è bhārati (Indiano) non è Saggezza;
tutta la Saggezza o Sapienza è dominio del pensiero bhārati.”
Tutta la conoscenza è qui sintetizzata, armonizzata e compresa
nella più alta Saggezza, in modo che la sua alchimia o quintessenza
possa essere oggetto di esperienza. Allora cos’è quella Saggezza?
Ogni individuo è una scintilla del Divino Splendore: Dio danza
in ogni cellula di ogni essere. Non dubitatene, non ignoratelo,
non contestatelo. Questa è la Verità, tutta la Verità, l’unica Verità.
L’Universo è Dio. Tutto questo è Lui, il Suo corpo.
Fuggire dal luogo che vi è stato assegnato è viltà, è un gesto folle e
infruttuoso; non ritenete che sia un eroe chi si comporta così. Potete
essere impegnati in qualsiasi professione, impiegati in qualsiasi
mestiere, ma tutte le professioni sono Sue, tutti i mestieri sono
Suoi; Egli è il Padrone universale, la Provvidenza universale.
Quando le tribolazioni si susseguono e le delusioni incalzano, siate
grati perché il vostro carattere viene temprato e fortificato dalle
prove che avete il privilegio di affrontare.
Per eliminare il fastidio del caldo ricorrete a un ventilatore; per
superare il malessere del gelo, utilizzate il calore del fuoco. Allo
stesso modo, ricorrete alla gioia per vincere il dolore. Siate felici
quando la sofferenza vi assale; siate calmi quando l’ira cerca d’infiammarvi.
Come potrete spegnere il fuoco con il fuoco? Ragionate
e convincetevi che solo la tolleranza, la pazienza, l’amore e la
dolcezza possono assicurare la pace, a voi e alla società.

Hyderabad, 04.04.1973