30 Marzo 1973 – La giusta visione

30 Marzo 1973

Discorso Divino di Bhagavan Sri Sathya Sai Baba

La giusta visione

[1] Voi siete i cittadini di un Paese che non è misero né mediocre.
Da tempo immemore Bhārat è invero divya bhūmi, una sacra terra
satura di devozione e dedizione a Dio. La via per giungere a Lui
veniva ricercata anche dalla gente comune, e la disciplina spirituale
era presente in ogni attività e dettaglio della vita quotidiana. Voi
quindi siete gli eredi di una grande cultura, sopravvissuta all’assalto
di dominazioni straniere e di repressioni politiche. Questa
cultura ha propugnato fermezza della mente e purezza di pensiero
che si traducono in propositi e desideri benefici, requisiti essenziali
per un essere umano orientato al progresso. Il mistero e lo
splendore di Dio può essere colto solo da una mente pura e da
una visione limpida; ecco perché il Signore dotò Arjuna di un
nuovo occhio, onde non restasse abbacinato dalla Sua gloria1.
[2] Una risoluzione presa dalla mente è come una pietra lanciata
in uno stagno o in un lago: genera delle piccole onde che interes-
sano l’intera superficie e ne turbano lo stato di quiete. Una buona
decisione mette in moto una serie di pensieri che, uno a uno, contribuiscono
al processo di purificazione e rafforzamento.
La cultura di Bhārat insiste sulla purezza dei propositi che, come
fiori profumati tenuti in mano, diffondono il loro influsso benefico
sugli altri e, attraverso di loro, alla comunità e alla società nella
quale operano. Al contrario, un cattivo pensiero profana l’individuo
come pure la comunità; anche la sofferenza è contagiosa e
l’impurità è contaminante.
[3] Se la mente opera subordinata all’intelletto e alla ragione discriminante,
contribuirà alla realizzazione della verità interiore; se
invece cede all’attrazione dei sensi, concorrerà a stringere i legami
[con il mondo]. Le buone idee vanno accolte, le cattive respinte.
Ogni idea dev’essere giudicata dalla ‘Corte Suprema’ della discriminazione,
e il verdetto dovrà essere accolto come inviolabile.
A questo proposito, ricordiamo la preghiera di Gandhi: “Oh Signore!
Concedi a tutti un buon intelletto!”
L’individuo, che scaturisce dal lago della società, deve nuotare in
acque calme, confluire nel fiume del progresso fino a raggiungere
l’Oceano della Grazia; pertanto deve procedere dalla posizione di
«io» a quella di «noi». Oggi invece assistiamo solo alla danza sfrenata
di individui abbarbicati al proprio ego, che odiano la società
e si comportano in modo antisociale.
[4] L’acqua scorre dal livello più alto verso quello più basso; anche
la grazia di Dio fa così: si riversa su chi è chino per l’umiltà; perciò
abbandonate l’ego, eliminate la gelosia e coltivate l’amore. Come
può un uomo essere davvero in pace con sé stesso e con gli altri se
non si sforza di ottenere la grazia di Dio? Nel cercare di trarre il
meglio dai doni della natura, dovete prima essere dotati di umiltà
e di semplicità, altrimenti sarete trascinati alla rovina dai tanti desideri
insoddisfatti.
Rāvana2 desiderava prakṛti3 (rappresentata da Sītā che venne trovata
infante in un solco di terra arata), ma senza porsi dei limiti
poiché non faceva alcuno sforzo per ottenere la grazia di Dio,
quindi andò incontro alla sua rovina. Il desiderio porta all’ira,
quando non è soddisfatto, e l’ira indebolisce il corpo, deteriora il
sistema digestivo e accelera l’invecchiamento.
Ricordatevi che, se il puro amore è insediato nel vostro cuore, non
vi sarà posto per la gelosia, l’odio e la falsità. Vivete nell’amore,
vivete con amore, muovetevi con amore, parlate con amore, pensate
con amore, agite con amore; questa è la migliore, la più feconda
disciplina spirituale. Non desiderate amore dagli altri se voi
stessi rifiutate di darlo: non è una strada a senso unico!
L’amore diretto verso tutti deve fluire spontaneamente dal vostro
cuore e addolcire tutte le vostre parole.

Chembur, 30.03.1973