23 Novembre 1973 (Compleanno) – Sempre ai vostri ordini

23 Novembre 1973 (Compleanno)

Discorso Divino di Bhagavan Sri Sathya Sai Baba

Sempre ai vostri ordini

[1] I tempi vanno male. Le relazioni tra uomo e uomo, tra l’uomo e
Dio, tra l’uomo e la comunità, tra l’uomo e i governanti si stanno
macchiando di odio e ira. La popolazione di questo Paese accetta
come giusto ciò che è sbagliato, e rifiuta come sbagliato ciò che è
giusto, percorre ciecamente strade sbagliate e ne è fiera poiché ritiene
di progredire!
Felicità e pena sono le conseguenze degli attributi che si coltivano
e si sviluppano, ovvero sattva, rajas e tamas1. Quando prevale
sattva, si è felici, quando prevale rajas si è insoddisfatti, e quando
le qualità tamasiche dominano, non può esserci gioia né felicità.
Quando gli attributi seguono la via dell’attaccamento e del piacere,
l’uomo rimane legato alla ruota di dolore e gioia, vita e morte;
quando puntano alla liberazione e alla semplicità, lo conducono
verso l’amore, la luce e la libertà dalla ruota delle nascite e delle
morti.
Oggi l’uomo è preda del dubbio e dell’errore: non sa quale strada
seguire né come prepararsi, smarrisce la sua preziosa eredità degradandosi
e rinnegando la propria natura che è divina.
[2] La gente stabilisce la natura di Dio mediante le categorie della
logica e della dialettica, ma l’intelletto non può coglierla e la ragione
non può analizzarla, poiché entrambi sono influenzati dai
pregiudizi e dalle inclinazioni. Noi apprezziamo solo ciò che ci
piace e vediamo solo ciò che desideriamo vedere. Quando la preghiera
trova risposta e si ottiene quello che si desidera, Dio è reale;
quando non c’è risposta, Dio è un inganno, una fantasia creata
dall’immaginazione!
Arjuna esaltava Kṛṣṇa definendolo Dio onnipotente, onnipresente,
onnisciente quando il nemico veniva sconfitto tutti i giorni; ma
quando suo figlio Abhimanyu venne ucciso in battaglia, nel suo
dolore egli farneticò che Kṛṣṇa non l’aveva guidato nel modo opportuno
e non l’aveva protetto a sufficienza. La sua mente oscillava
secondo il vento della fortuna.
Per molti, la mente comanda anche l’intelletto; bisogna invece essere
vigili e mantenere l’obiettività dello strumento chiamato ragione
o intelletto. Purificate la ragione; allora essa rivelerà Dio
ovunque, anche in voi stessi. Una volta accettato che Dio è il centro
dell’universo e di voi stessi, mantenete quella fede forte e salda.
In un contesto di mancanza di fede, è certamente difficile accendere
la lampada del proprio cuore e mantenerla accesa, sicura e dritta,
senza farla tremolare. Oggi la moglie non ha fiducia nel marito
e il marito non ha fiducia nella moglie, il figlio dubita del padre e
il padre sospetta del figlio, gli studenti non credono agli insegnan-
ti e questi non possono fidarsi degli studenti; quindi come può la
fede crescere in un solo campo, nel campo della religione? Questa
calamità è accaduta perché gli uomini hanno permesso che la ragione
fosse offuscata dalle passioni e dai pregiudizi.
Kṛṣṇa afferma nella Gītā: “Tra le facoltà, Io sono buddhi, l’intelligenza”
e “Io dono l’intelligenza ai Miei devoti”. La ragione è lo
strumento con cui va controllata e disciplinata la mente, e non deve
essere subordinata ai capricci di quest’ultima.
[3] Parlando della Gītā, devo toccare un problema che voi potreste
incontrare. Kṛṣṇa dichiara:
samo ‘haṁ sarvabhūteṣu… (Bg. 9.29)
“Io sono equanime con tutti gli esseri, sono imparziale; non ho
amore né odio, nessuna predilezione né pregiudizio. La vostra
gioia e il vostro dolore vengono evocati da voi stessi, non da Me,
per attaccamento o per necessità.”
Se Kṛṣṇa fa una tale dichiarazione, potrebbe sorgere un dubbio
nella mente: perché Egli annunciò che si sarebbe incarnato di era
in era per proteggere i buoni e punire i malvagi? Come mai parla
di persone buone e cattive? Significa che Egli apprezza alcuni e
non altri? Non sono tutti parte di Lui? Non sono le onde parte dell’oceano?
Sì, tutti sono parte di Lui. Le mani sono vostre, le dita sono vostre,
le unghie sono vostre; perché allora vi tagliate e rifinite le unghie?
Urina e feci sono in voi, sono vostre, ma dovete liberarvene per
mantenervi sani. In certe circostanze è necessario amputare un organo
per salvare il corpo. I Kaurava2 erano dei virus pericolosi che
avevano provocato una lesione diffusa. Kṛṣṇa dovette asportarli
con un drastico intervento chirurgico, con Arjuna in qualità di
operatore assistente, per salvare il ‘corpo politico’ di Bhārat.
[4] Chi è immerso nel fango del desiderio non sa discernere con
chiarezza tra il bene e il male. Per riuscirvi, l’intelletto deve essere
puro e limpido, acuto e aperto. Non deve esserci la minima traccia
di egotismo, invidia o avidità nella personalità umana, poiché
queste cattive qualità annebbiano una lucida comprensione delle
cose. Menti vacillanti e occhi erranti non possono aiutare l’intelletto
a prendere delle decisioni corrette.
Oggi, quando si sceglie il partner della vita, si guarda prima alla
bellezza esteriore e al fascino, poi ci si basa sulla condizione economica:
è ricco, è ricca? Quanto guadagna? Le domande sul grado
di cultura e sulla condizione sociale della famiglia di origine vengono
poste solo in seguito. Così, condizionati da apparenze artificiose
e vanità esteriori, molti si uniscono in matrimonio per trovarsi
poi coinvolti in una relazione infelice o in una vita familiare
devastata.
La famiglia non può essere stabile se è costruita su fondamenta
così fragili. Primaria importanza va attribuita ai requisiti essenziali
di un buon carattere, nobili ideali di tolleranza e pazienza, amore
e servizio. Quando la bellezza svanisce o la ricchezza si dilegua,
anche i legami si allentano.
[5] Accade la stessa cosa con il Dio che scegliete, adorate e per cui
vi struggete. Non dovete scegliere Dio per i benefici che può elargirvi.
Non aspettatevi che Dio soddisfi le vostre ambizioni mondane
e materiali, e non abbandonate la strada verso di Lui se queste
non si realizzano. Voi chiedete ‘Baba, appari nei miei sogni
stanotte’, ma se questo non si verifica, allora Egli non è Sai Baba, è
‘Rai Baba’ (Baba di pietra), poi andate in cerca di qualche altro Dio
che sia sempre a vostra disposizione, ai vostri ordini.
Rimanete attaccati alla vostra fede qualsiasi cosa accada, successo
o fallimento, soddisfazione o delusione. Se Dio è proprio la vostra
essenza, fissato irremovibilmente nella vostra coscienza, non c’è
spazio per euforia né depressione. Dio è beatitudine, e se in voi
Dio è la sorgente perenne, avrete la beatitudine per sempre.
L’uomo deve impegnarsi nell’attività per il suo sostentamento e la
sua stessa felicità, ma deve scegliere l’attività con intelligenza, evitando
di essere troppo coinvolto nei risultati. Usate l’attività per
guadagnarvi ciò che è veramente buono; cercate qualcosa di supremo,
del massimo valore, qualcosa che vada oltre la regressione
e il declino: quella è vera devozione. Bhakti è l’amore e l’anelito rivolti
al raggiungimento di tale obiettivo.
Il mezzo da adottare per conseguirlo è il karma, l’attività; questo è
detto karma yoga3; il karma diventa karma yoga quando l’attività è
disciplinata, dedicata, eseguita con abilità. Il vero amore orientato
a Dio può rivelare la Sua Realtà e conferire il più alto grado di
jñāna, gnosi o somma saggezza.
[6] Un albero ha un tronco e i suoi rami si allargano e si allungano
in rametti con foglie e fiori. Il karma yoga è il tronco dell’albero della
vita; i rami, le foglie e i fiori profumati rappresentano il bhakti
yoga4, i frutti maturi e la dolcezza di cui sono colmi sono lo jñāna
yoga5, la saggezza o sapienza. Se l’albero non dà frutti, se i frutti
non sono dolci, allora potrebbe anche non crescere affatto.
Bhakti può seguire due vie: saguṇa bhakti e nirguṇa bhakti. Se sentite
che Dio è lontano, tanto più in alto, irraggiungibile, se implorate
misericordia, chiedete la Sua grazia e pregate per avere dei doni, si
tratta del Suo aspetto saguṇa, dotato di attributi: lo adorate come
Signore, protettore e salvatore ed eseguite i cerimoniali di lode,
propiziazione e prosternazione, sottomissione e servizio.
Se, invece, praticate la disciplina di vederlo in tutti gli esseri come
l’essenza di ogni cellula o di ogni atomo, vivo e consapevole, se
percepite l’unità con tutta la creazione, poiché la creazione è il Suo
corpo e anche voi siete in esso e parte di esso, allora è nirguṇa,
l’aspetto di Dio privo di attributi. Nirguṇa è la contemplazione
dello ‘zucchero’, mentre saguṇa è l’adorazione di una particolare
‘figurina’ di zucchero che ha attratto la vostra fantasia, il vostro
amore e la vostra fedeltà.
[7] Tra i cerimoniali, i riti sacrificali detti yajña costituiscono l’argomento
preminente descritto nei Veda. Un rito importante nell’ambito
del sacrificio vedico è chiamato soma-pa. Per comprendere
il significato delle cerimonie vediche, occorre esaminare e ragionare
sul simbolismo.
Prendiamo come esempio il soma-pa stesso: ‘pa’ significa ‘bere’, e
generalmente si crede che il rito consista nel bere un succo chia-
mato ‘soma’.6 Non è così! Soma sta a indicare la luna, e questa non
può essere inghiottita né bevuta, inoltre rappresenta la mente: la
mente mutevole, che cresce e cala, non è mai la stessa a lungo. Ecco
perché i Veda affermano che la mente ha avuto origine dalla
luna. Dunque, ‘soma-pa’ indica il processo con il quale la mente
deve essere controllata, soppressa e resa inoffensiva.
Ecco qual è lo scopo dello yajña: sacrificare i capricci della mente
per conquistare il regno dell’eterna Verità universale. Se la mente
viene lasciata integralmente al suo stato naturale, nessuno yajña
potrà mai darvi un risultato proficuo perché la mente conosce mille
trucchi con i quali trascinarvi alla perdizione.
[8] Fissate la mente sul Nome del Signore, così non potrà andarsene
a zonzo. Il Divino è la fiamma della lampada che brucia perennemente
sull’altare del corpo. Tenete quella fiamma al sicuro, riparata
dalle folate di vento, cioè dalle raffiche delle passioni e dei
desideri che soffiano da ogni parte. Sedetevi in un luogo tranquillo,
lontano dalla folla, da sensazioni o pensieri che vi possano distrarre.
Quando avrete raggiunto lo stadio in cui sarete completamente
assorbiti nel Nome, e nella Forma che esso rappresenta,
non sarà più necessario isolarsi dalle distrazioni.
Questo però non significa che possiate esibire le vostre pratiche
spirituali al mercato, come fanno ora certi insensati. Non cercate
l’apprezzamento del pubblico; pregate che Dio possa approvare,
accettare e apprezzare i vostri passi incerti e i vostri balbettii.
Purificate le vostre emozioni, passioni, impulsi, attitudini e reazioni;
questa è l’essenza della disciplina spirituale, come stabilito
da tutte le fedi. Esaminate la vostra mente e i vostri pensieri, non
cercate chi è pieno di difetti, vedete solo la purezza. Non parlate
male di nessuno e, se scivolate nella maldicenza, pentitevi e decidete
di non lasciare mai più spazio a un tale comportamento. Non
umiliate nessuno e rispettate le persone per quanto di buono c’è in
loro; il loro dolore causato dalla vostra condotta vi tormenterà nei
vostri ultimi istanti di vita.
[9] Fate in modo che ogni vostra azione costituisca una referenza a
vostro favore quando lascerete il mondo, e che neppure un solo
atto sia un ostacolo o un debito.
Colmate ogni momento d’amore, vale a dire di Dio. A che serve
trascorrere delle ore in meditazione, se quando vi alzate e vi trovate
tra la gente, diffondete collera e provocate risentimento con le
vostre azioni e parole?
La Gītā vi chiede di essere sempre controllati, misurati, uniti al
Divino. Siate dunque vigili, stabili, giudiziosi; la persona stabile
raggiunge la saggezza. Se manca l’attenzione e la premura, una
scintilla può trasformarsi in un gigantesco incendio ma, grazie all’attenta
cura, anche un incendio può essere ridotto a un semplice
scoppiettio.

Praśānti Nilayam, 23.11.1973