6 Aprile 1961 – Sperimentate

6 Aprile 1961

Discorso Divino di Bhagavan Sri Sathya Sai Baba

Sperimentate

[1] L’elemento decisivo nelle questioni spirituali è solo l’esperienza. La ragione è messa a tacere di fronte alla testimonianza dell’esperienza autentica. Tutte le argomentazioni della logica e le finezze della dialettica non sono in grado di annullare l’effetto di quell’evidenza interiore. Prendete, ad esempio, l’adorazione delle immagini; molti deridono chi la pratica e la etichettano come superstizione, ma chi rende culto alle statue ha la fede che l’Onnipresente ed Onnipotente sia vivo nel simbolo che vede davanti a sé. Per chi crede non si tratta di un accessorio esteriore o di un semplice oggetto, ma è parte di un processo interiore di devozione e fede. Certamente, tutti gli atti di ‘venerazione’ intrapresi con l’idea che la statua sia solo un oggetto di legno, di pietra o di bronzo senza vita sono una grossa perdita di tempo. Se il culto, invece, è reso con la piena convinzione che l’immagine o l’idolo siano vivi e colmi di consapevolezza e potere, allora l’adorazione dell’immagine può conferire la Realizzazione della Divinità stessa.

[2] Una volta un aspirante spirituale avvicinò un guru per avere la sua guida. Il guru gli diede una statua di Vishnu e le direttive necessarie per il culto giornaliero. Tuttavia, nonostante mesi di culto adempiuto meticolosamente, il discepolo dovette constatare che non aveva ancora ottenuto alcun profitto spirituale né segno di beatitudine. Riferì quindi la sua insoddisfazione al guru, il quale gli diede un altro idolo, questa volta di Shiva, e gli disse di tentare ancora. Il discepolo tornò dopo sei mesi domandando un altro idolo poiché anche con Shiva aveva fallito.

Questa volta ricevette una statua di Durga che collocò debitamente sul suo altare di casa, mentre i due idoli precedenti rimasero a giacere sul davanzale della finestra, ormai trascurati e ricoperti di polvere. Un giorno, mentre stava praticando il rito a Durga, il discepolo s’accorse che la brezza stava portando il fumo profumato dell’incenso verso l’idolo di Shiva sul davanzale della finestra. L’uomo s’adirò nel vedere che quell’ingrato Dio dal cuore di pietra, sordo alle sue suppliche, ricevesse il profumo dell’incenso che aveva acceso per il suo ultimo idolo! Allora prese un pezzo di stoffa e lo legò intorno al volto di Shiva per chiudergli le narici che inalavano l’incenso. In quel preciso momento, con sua grande meraviglia, Shiva gli apparve in tutto il Suo splendore e gloria. L’uomo restò ammutolito. Non riusciva a capire come quel trattamento villano avesse potuto indurre Shiva a concedergli la Sua visione. Ma cosa accadde veramente? Per la prima volta il sādhaka1 aveva considerato la statua di Shiva viva, consapevole e vitale, e proprio quella fede l’aveva spinto a bendargli le narici. Nel preciso momento in cui egli si convinse che l’idolo era saturo di consapevolezza, conseguì la Realizzazione per la quale si stava impegnando. L’aspirante, quindi, deve vedere non la pietra, che è il materiale col quale l’idolo è costruito, ma il Potere insito nell’idolo e di cui esso è simbolo, il medesimo Potere che è insito nel suo stesso cuore e che pervade e trascende tutta la Creazione.

Tirupati, 06.04.1961

da DISCORSI 1961 1962 (Sathya Sai Speaks-Vol.II) ed.Mother Sai Publications