21 Aprile 1992 (Kadaikanal) – La sede centrale di Dio è nel cuore dell’uomo

21 Aprile 1992 (Kadaikanal)

Discorso Divino di Bhagavan Sri Sathya Sai Baba

La sede centrale di Dio è nel cuore dell’uomo

La beatitudine si può trovare solo nell’Atma

Chi indulge nel cercare difetti negli altri non potrà mai conoscere se stesso. Oggigiorno, l’uomo sta indagando in ogni ambito, incluso Dio. Egli vorrebbe sapere dove Egli sia e quale aspetto abbia, e questa ricerca perdura di generazione in generazione. In questa ricerca l’uomo usa il corpo e la mente. Mariwala (l’oratore precedente) ha detto: “Il corpo è assolutamente essenziale.” Il corpo umano è fatto di cinque kosha (involucri); si può capirne la natura quando si capisce quella dei cinque involucri.

Conoscete la Verità indagando sull’Atma

Il Sé è racchiuso in cinque kosha concentrici. Il più esterno e grossolano è l’Annamaya Kosha (involucro esterno fatto di cibo); poi c’è il Prânamaya Kosha (involucro vitale). Il terzo è il Manomaya Kosha (involucro mentale); il quarto è il Vijñânamaya Kosha (involucro della saggezza).
Le Upanishad affermano: “La mente è la base del mondo intero.” Più sottile del Manomaya Kosha è il Vijñânamaya Kosha che è oltre la mente. Il quinto è l’Ânandamaya Kosha (involucro della beatitudine). I primi tre involucri sono correlati al mondo fisico, che è temporaneo, mentre il Vijñânamaya Kosha ha un significato speciale in quanto più vicino al Sé o Âtma che è eterno. Ogni involucro è più sottile di quello più esterno. Oggi la gente reputa la scienza come Vijñâna e la comunità scientifica ritiene Vijñâna ricerca scientifica. Questa scienza moderna è basata sull’osservazione esteriore, quindi è confinata al mondo oggettivo: non si tratta della scienza della Verità e della Beatitudine. La scienza dell’Âtma è pertinente alla conoscenza della Verità e la Beatitudine può essere trovata solo nell’Âtma che è il proprio nucleo interiore. Solo Âtma e Jñâna sono sinonimi; il Sé individuale è chiamato Âtma, mentre l’onnipervadente Sé è chiamato Brahman.
Dove si può trovare questo Âtma? Come il diamante giace sepolto nella terra, Cinmaya (la Coscienza Suprema) è incastonata in mrinmaya (la materia inerte), o corpo fisico. Cinmaya è oltre il corpo, ma molta gente la cerca nel mondo esteriore e questa è mera follia. Comunque questo corpo non dovrebbe essere trascurato perché contiene la preziosa Cinmaya, l’Âtma.
L’uomo è nato nella polvere, vive nella polvere e si ricongiungerà alla polvere. Il principio di Dio, Nirâkâra (senza forma), non può essere capito con la visione esteriore, ma può solo essere realizzato indagando dentro il proprio corpo. L’indagine scientifica nella materia esteriore può solo definirsi conoscenza mondana: è come un mezzo cerchio, mentre la scienza spirituale è il cerchio intero. Essa chiarisce: “Quello è pieno, questo è pieno”, il che significa che l’invisibile Divinità è il bene, l’onnipervadente. Anche il bene percettibile è parte integrante del principio della Divinità.

Ottenete Dio attraverso l’Amore

Non c’è bisogno di una lanterna per vedere la luna, Essa può essere vista dalla stessa luce che emana. La forma di Dio è Amore ed Egli può essere conosciuto e raggiunto solo per mezzo dell’amore. Senza conoscere il principio della Divinità, alcuni affermano di essere alla ricerca di Dio.
Jñâna (la conoscenza) si rivela solo quando l’ignoranza viene distrutta. Che cos’è il samsâra (vita terrena)? Non si tratta solamente di un marito, una moglie e dei figli; è soprattutto il sentimento di mio e tuo. L’uomo è l’emanazione del Principio Divino Supremo, ma egli rinasce in questo samsâra molte volte a causa dell’ignoranza e dei desideri. L’ira è il risultato dei desideri.
Il corpo umano è come una cassaforte economica, ma contiene il preziosissimo gioiello della Divinità. A che serve attaccarsi all’involucro corporeo quando dimentichiamo Dio che vi risiede? La cassaforte deve essere aperta con la chiave della discriminazione: si aprirà quando girate la chiave a destra, mentre rimarrà chiusa se la girate a sinistra. Girare la chiave a destra significa avere attaccamento alla Divinità e distacco dalle faccende mondane. Come può l’uomo arrivare a Dio quando è attaccato al corpo?
Vi racconto una breve storia: un uomo e sua moglie stanno dormendo nella loro camera in piena notte quando sei ladri irrompono in casa. La moglie si sveglia e avverte il marito che i ladri sono entrati in casa, ma questi, ancora intorpidito dal sonno, le dice: “Sì, lo so!” Lei lo incalza: “I ladri hanno aperto la cassaforte”, ma il marito si rigira pigramente e dice: “Sì, lo so!” La moglie: “Guarda che stanno scappando con la cassaforte e tutti i valori”, ma il marito le dice con sufficienza: “Non ti preoccupare, io ho la chiave della cassaforte qui al sicuro!” Così alla povera moglie non rimane altro che lamentarsi della stupidità di suo marito. In questa storia, il marito ha il ruolo del Jîva (anima individualizzata), la moglie è la consapevolezza, la casa è il corpo, i ladri sono i sei nemici interiori: desiderio, ira, cupidigia, passione, arroganza e gelosia.
Dopo aver compreso che la preziosissima Divinità è nella vostra interiorità, perché non vi sforzate di farne esperienza?

Usate il corpo grossolano per realizzare la Divinità

I nostri grandi rishi (santi) condussero una vita di penitenze molto intense alla ricerca costante di Dio. Alla fine affermarono: “Ho visto l’Essere Supremo che risplende dello splendore di miliardi di Soli ed è oltre il tamas, l’oscurità dell’ignoranza.” Anche voi potete vedere Dio perché Egli non risiede in regioni sperdute come il Kailâs o il Vaikuntha; questi sono solo uffici periferici di Dio. La sede centrale di Dio risiede soltanto nel vostro cuore, così come la purezza e la devozione sono naturalmente presenti in voi. Dio è oltre le barriere di tamas (indolenza) che devono essere rimosse perché tamas fa apparire il bene come male e il male come bene. Fa anche sembrare le cose sacre come profane e prive di valore. Rajas (passione) aggrava tamas (accidia).
Quando i desideri vengono soddisfatti ci si riempie d’orgoglio, ma, se non vengono esauditi, ci si sente depressi e si incolpa Dio. Tamas e rajas sono figli della stessa madre. Chi è questa madre? Ajñâna (ignoranza) è la madre. Non appena Sujñâna (conoscenza spirituale) si rivela, ajñâna muore. Così vi è il tempo in cui si celebrano i rituali della nascita e, all’opposto, vi sono le esequie che seguono una morte. Il corpo umano è semplicemente una combinazione disgustosa di sangue, ossa e carne, ma è anche la sede del puro e sacro Âtma. Perciò il corpo deve essere protetto e mai trascurato. Al fine di raggiungere la meta suprema della vita, il corpo fisico deve essere nutrito attentamente e in modo bilanciato. La temperatura corporea ideale è di 36,8° e qualsiasi variazione può essere indice di pericolo; anche quando la pressione del sangue si discosta dai valori ottimali vi può essere uno stato di malessere. Così è anche per la vista; quindi tutti i parametri vitali possono essere tenuti entro i limiti solo se voi applicate la sobrietà nel cibo e in tutte le abitudini.
I progressi spirituali sono possibili solo in un corpo sano e il più sottile stato di Divinità si realizza anche con l’aiuto del corpo grossolano.
Siete in molti qui seduti in questa stanza a Kodaikanal e potete vedere con i vostri occhi la forma di questo gruppo di persone, mentre, quando tornerete alle vostre abitazioni, non avrete più quella visione davanti a voi. Però, se cercate di ricordare, l’immagine vi si ripresenterà nella mente. Gli avvenimenti di Kodaikanal appartengono a sâkâra (la forma) e il loro ricordo appartiene allo stato di nirâkâra (senza forma). Così sâkâra vi aiuta a comprendere il principio del Nirâkâra (il Senzaforma), mentre, quando qualcuno afferma di meditare sul principio del Nirâkâra, sono solo parole vacue.
Potrete facilmente afferrare la Divinità sviluppando l’Amore verso una forma particolare (sâkâra). Siamo forse interessati a tutto ciò che succede nel mondo? No, ma siamo preoccupati per le persone o le cose a cui ci sentiamo legati in qualche modo.
Per esempio prima del vostro matrimonio non sapete nulla di vostra moglie e dei suoi problemi, ma, qualche istante dopo, vi sentite preoccupati se lei ha una semplice emicrania. Per il suo bene, chiedete magari un permesso dal lavoro e questo perché avete sviluppato un attaccamento nei suoi confronti. La vita è un gioco continuo di attrazioni e repulsioni, e voi soffrite a causa dell’attaccamento. Quando sarete capaci di rinunciare agli attaccamenti, tutti i vostri problemi svaniranno.
È necessario conoscere la natura del corpo perché, se si limitano gli aspetti negativi mentre si promuovono quelli positivi, si può facilmente progredire sul sentiero spirituale. Di fatto, non c’è nulla di più semplice della spiritualità.
Molta gente si reca in pellegrinaggio in pompa magna, vestita a festa e indossando costosi ornamenti: ecco perché questi luoghi in genere pullulano di ladri! Una volta un signore molto ricco partì per un pellegrinaggio e un ladro lo vide mentre portava con sé una borsa di denaro.
Avendo l’intenzione di derubarlo, con un inganno, il ladro lo avvicinò fingendo di essere una guida esperta. Viaggiarono per un’intera giornata insieme e, giunta la sera, si fermarono in un hotel. Quindi si coricarono nella stessa stanza ognuno nel suo letto. Durante la notte, il ladro vide l’uomo d’affari andare in bagno e pensò che fosse giunto il momento di rubare la borsa con i soldi, per cui la cercò per tutta la stanza, ma rimase deluso non riuscendo a trovarla. La ragione per cui non la trovava era perché l’uomo ricco aveva messo la borsa proprio sotto il cuscino del ladro. Così egli continuò a cercarla senza sapere che ce l’aveva proprio sotto il cuscino. L’uomo d’affari riuscì, in tal modo, a salvare il denaro per merito della sua intelligenza.
Le persone dovrebbero usare l’intelligenza, ma l’uso improprio della stessa può portare dolore proprio come nel caso del ladro. I ladri del desiderio, dell’ira, dell’avidità ecc. sono tutti presenti al nostro interno, ma la persona ignorante non ne è consapevole. La gente si preoccupa spesso degli errori degli altri ignorando completamente i propri stessi errori e imperfezioni.
La ricerca degli errori altrui è un tratto malvagio, mentre esser consapevoli dei propri difetti è una qualità sacra. Le cose preziose sono dentro di noi, non all’esterno. Cercate la verità dentro voi stessi! Dio non risiede in una terra straniera: Egli è in voi. Così è per il peccato che risiede nel posto dove si commette un’azione sbagliata.

Sperimentate la Beatitudine e condividetela

Cari studenti!
Ricordate che il vostro corpo è un dono di Dio e gli appartiene. Dovreste cercare di comprendere la natura del corpo e imparare a seguire le direttive di Dio. Chi ha la responsabilità del vostro corpo? Sono i genitori, così come un vaso è costruito dal vasaio il quale ne è il creatore. Il vostro sangue, il cibo, la testa e il denaro derivano tutti dai genitori. Alcuni studenti tendono a ignorare i genitori a mano a mano che crescono e ottengono posizioni di prestigio, ma voi dovete essere grati e rispettosi verso di loro considerandoli alla pari di Dio.

“Onorate vostra madre e vostro padre come Dio.”

Fin da giovane, Caitanya era costantemente immerso nella coscienza di Krishna. Un giorno sua madre Shacî Devî gli disse: “Caro Caitanya! La tua devozione a Dio è indubbiamente lodevole, ma non devi ignorare i desideri di tua madre poiché il tuo sangue deriva da me e io vorrei che tu ti sposassi.” Così, per rispettare il desiderio della madre, Caitanya si sposò. Girò per tutto il Bengala cantando estatico il Nome di Krishna per le strade, suonando i cimbali e un tamburo come accompagnamento.
Dio, allora, volle metterlo alla prova. C’erano alcune persone che detestavano il suo canto e un giorno qualcuno sfilò i cimbali dalle sue mani. Caitanya pensò che fosse volontà di Krishna per il suo stesso bene. Così continuò a cantare accompagnandosi con il tamburo, ma anche questo gli venne sottratto il giorno seguente. Caitanya pensò quindi che Krishna non amasse l’uso degli strumenti e apprezzasse la voce e il sentimento profondo piuttosto che i cimbali e il tamburo: nulla poteva incrinare la sua intensa devozione per Krishna!
Anche Râdhâ provava un’intensa devozione per Krishna, il Quale si recò da lei e bussò alla porta, ma Râdhâ rise quando ciò accadde pensando che l’intero universo era la Sua casa: che ragione c’era per Lui di bussare alla porta?

“L’intero universo è la dimora del Signore.
Dove sarà allora la porta d’ingresso alla Sua magione?
Fai vibrare la tua energia vitale.
Offri te stesso ai Suoi piedi e piangi di gioia.
Sperimenta il paradiso in quell’esperienza, o Jîva!
Quello è l’ingresso alla dimora del Signore.”

Râdhâ considerava le sue stesse vene come strumenti sacri e percepiva la sua permanenza terrena come presenza nel Vaikuntha mentre lacrimava in estasi.
Chi è Râdhâ? È la stessa dhârâ (natura) che si incarnò come Râdhâ.
Dhârâ ârâdhana (l’adorazione continua) era l’âdhâr (la base) per Râdhâ. Ella contemplava costantemente il suo Krishna e non aveva alcun attaccamento al corpo, ma nutriva attaccamento solo per Lui.
Questo è il tipo di ideali che devono essere emulati dai nostri studenti. Mantenete sempre i vostri cuori puri, sperimentate la beatitudine e condividetela: questa si può chiamare vera vita!

Kodaikanal, 21 aprile 1992
Sai Shruti

(Da “Sanâtana Sârathi”, gennaio 2018)